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Archivio per settembre 2009

Pullman di ITALIA dei VALORI per Roma alla manifestazione sulla libertà di informazione

30 settembre 2009 Nessun commento

Cari amici,
sabato 3 ottobre si svolgerà a Roma una manifestazione a favore della libertà di informazione.
Per l’importanza dell’argomento trattato è fondamentale che la Sicilia sia presente con una propria delegazione.
La segreteria nazionale mette a nostra disposizione un pullman quindi vi invito a comunicarmi entro domani pomeriggio i nominativi certi delle persone che sono interessate a partecipare alla manifestazione recandosi a Roma.
Il pulmann, che partirà da Palermo, seguirà il seguente percorso:

Venerdì 2 ottobre – Partenza: Palermo (2/10/09)
1° sosta: Caltanissetta
2° sosta: Catania
3° sosta: Messina
Arrivo: Roma

Il rientro è previsto per sabato 3 ottobre a fine manifestazione e verranno effettuate le stesse soste dell’andata .

Certo della vostra partecipazione e coscente del poco tempo a disposizione di tutti resto in attesa di una vostra sollecita risposta.

Un cordiale saluto

Fabio Giambrone

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Camera, PD e UDC assenti salvano lo scudo di Tremonti

30 settembre 2009 Nessun commento

Il Fatto Quotidiano | Luca Telese
Camera, PD e UDC assenti salvano lo scudo di Tremonti
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30 settembre 2009
Ieri il Fatto domandava: “Ma il Pd dov’è?”. Ieri, puntuale, il Pd ha risposto: siamo momentaneamente assenti. Almeno fino al congresso. Purtroppo il Parlamento non si ferma: ieri si votava la pregiudiziale di incostituzionalità dell’Italia dei valori contro scudo fiscale (tutte le opposizioni si erano associate). Risultato: presenti 485, votanti 482, astenuti 3, maggioranza 242. Contro lo scudo 215, a favore 267. Traduzione: malgrado la ressa sui banchi del governo, Pdl e Lega sarebbero andati sotto (70 assenze su 329) e lo scudo sarebbe stato bocciato. Peccato che in aiuto del centrodestra sia arrivato il soccorso “rosa”. Quasi un deputato Pd su quattro era altrove (28% di assenze, 59 su 216). Quasi al completo i dipietristi (24 su 26). Più virtuosa del Pd è stata persino l’Udc (8 assenti, 29 al voto su 37). Bastavano 27 deputati di opposizione, quindi, per seppellire il mega-condono. Domani pubblicheremo i nomi degli assenteisti salvascudo. Ma quattro a caso ve li anticipiamo: Franceschini, Bersani e D’Alema. I veri leader.

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tags: tremonti fisco condono scudo fiscale

Altre cose non vanno. Il Pd ci sembra incartato in un dibattito tutto interno, fatto di molto politichese e di poche questioni concrete. A cominciare dalle misure di sostegno per aiutare le 580mila persone che hanno perso il lavoro nel primo semestre dell’anno.

Chi saprebbe dire in parole semplici quali sono le differenze di programma tra Bersani e Franceschini? Su laicità e diritti Marino ha certamente un profilo più netto: ma non riesce a schiodarsi dal ruolo di terzo incomodo. E poi c’è il problema, non soltanto al Sud, del tesseramento gonfiato. Ma, soprattutto, il Pd appare come un partito dove una base appassionata – pensiamo alle migliaia di volontari delle Feste – non riesce a farsi ascoltare dalla nomenclatura. Un grande partito, dunque ma anche un partito senza. Che fa opposizione in parlamento ma senza l’energia necessaria e quasi sempre con toni impercettibili. Chi si ricorda una frase o una iniziativa sull’assalto alla Rai da parte dei berluscones? O sullo scandalo dello scudo fiscale agli evasori? Amici del Pd, il rischio di tenere i toni bassi è che alla fine non vi ascolti più nessuno.

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30 settembre 2009
Il dodicesimo condono fiscale è quasi legge. Entro 24 ore ci sarà il voto di fiducia alla Camera per l’approvazione dello scudo fiscale, che non sembra destinato a incontrare grandi ostacoli. Le tre questioni pregiudiziali di costituzionalità al decreto legge correttivo del pacchetto anticrisi, sollevate dall’opposizione (che aveva promesso battaglia), sono state bocciate dall’aula con 27 voti di scarto. Tra gli assenti illustri, che avrebbero potuto affondare in maniera inappellabile il decreto (e quindi lo scudo), Massimo D’Alema, Dario Franceschini, Pierluigi Bersani, Francesco Rutelli (oltre a Massimo Calearo, Cesare Damiano, Ermete Realacci). Assenti in tutto 51 esponenti del Pd, due dell’Idv, sei dell’Udc, ovvero i tre partiti di opposizione. Il presidente della Repubblica, pur con qualche dubbio, ha fatto capire di essere propenso a firmare . Anche grazie all’assenza nel decreto legge di sanatorie per processi penali in corso.

L’Italia dei Valori chiede a Giorgio Napolitano di “riflettere bene, dal momento che di fatto si tratta di un’amnistia e che lo scudo è la dimostrazione del favoreggiamento e della correità del governo con gli evasori, con i corruttori, con la criminalità organizzata”. Il provvedimento, infatti, permetterà il ritorno in Italia di denaro illegalmente detenuto all’estero. Quanti soldi rientreranno? Visto che si tratta di capitali illeciti esportati di nascosto nei paradisi fiscali, è difficile stilare una stima attendibile.

Per una coincidenza politicamente molto opportuna, proprio ieri, mentre si preparava il voto di fiducia, è stato reso noto un dato della Guardia di Finanza che parla di un tesoretto oltre confine di 300 miliardi di euro. Se questi soldi rientrassero tutti (e se il calcolo fosse accurato), lo Stato incasserebbe 15 miliardi di euro, dato che il costo del rimpatrio è pari al 5 per cento. Ma, fino a pochi giorni fa, anche i più ottimisti nel governo speravano in un flusso di 100 miliardi, con un gettito che quindi potrebbe essere di soli 5 miliardi. Per il capogruppo Pd alla Camera Anonello Soro “saranno molti di più i capitali che usciranno, perchè il condono genera un sentimento di impunità”.

Lo scudo coprirà anche il reato di falso in bilancio, se commesso per evadere il fisco. Il leader dell’Udc Pierferdinando Casini dice che lo scudo è “inaccettabile, anche perchè non si stabilisce che i soldi rientrati, frutto di truffe pagate dai risparmiatori, restino poi in Italia”. L’assessore regionale al Lavoro della Campania Corrado Gabriele sostiene che “la maggior parte dei soldi che stanno rientrando sono di provenienza illecita e tra questi c’é anche il denaro del clan dei casalesi, Iovine e Zagaria, che dalla latitanza perpetua ringraziano. Si tratta di un vero e proprio favore alla mafia”.

Su questo interviene in aula proprio il ministro Giulio Tremonti: “I capitali della criminalità non saranno rimpatriati” così come i soldi oggetto di “fatti nuovi”, cioè esportati dopo i termini previsti dallo scudo. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha scelto invece di non entrare nel merito politico della vicenda: non ha risposto ai deputati del Pd che sollevavano il problema del mancato obbligo di segnalazione da parte degli intermediari (che serve a garantire l’anonimato a chi usa lo scudo). Alla fine l’unico atto che la Camera ha approvato ieri, con 280 voti favorevoli e 231 contrari, è stata la sospensione anticipata della discussione, su richiesta del Pdl.

(da Il Fatto Quotidiano n°7 del 30 settembre 2009)

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brunetta di giorno ….

29 settembre 2009 Nessun commento

26 Settembre 2009
Il vero Brunetta
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Autore Fabio Evangelisti Ma davvero tutti sanno chi è il Ministro Brunetta? Non ci sono dubbi sulla sua popolarità sia tra quelli che lo hanno apprezzato fin dall’inizio della sua (solo) dichiarata guerra ai fannulloni della Pubblica Amministrazione, sia tra i dipendenti pubblici che da lui si sono sentiti colpiti e minacciati (ora giustamente, tal’altra meno) nella loro professionalità e anche in qualche indubbio privilegio rispetto a chi lavora in fabbrica o in un ufficio professionale, in un negozio anziché in un supermercato. Resta il fatto, però, che in ogni ufficio pubblico ho sentito più d’uno inveire contro la furia moralizzatrice di questo Ministro, mentre a Cortina Incontra, così come al caffè della Versiliana, si sono uditi solo peana e visti molti suoi estimatori in solluchero ogni volta che ne sparava una delle sue.

Forse non tutti, però, sanno che questo campione dei ‘doveri per tutti’ non è poi così coerente nella sua attività politica e ministeriale. Ad esempio, su proposta del Ministro dell’interno, il Governo avrebbe da tempo dovuto sciogliere il comune di Fondi (in provincia di Latina) per infiltrazioni mafiose. Chi vi si è opposto? Il Ministro Brunetta, insieme ai suoi colleghi Matteoli e Meloni. Il fatto è di una assoluta gravità per chi perora – a questo punto si può dire, strumentalmente e ipocritamente – la causa dell’amministrazione pubblica efficiente e trasparente. Per questo motivo, ho presentato un’interrogazione parlamentare, per sapere se sono peggiori quelli che lui chiama ‘fannulloni’ oppure i mafiosi. Ma non è finita qui. A parte gli insulti di quando si è augurato che la sinistra “vada a morì ammazzata” (salvo adombrarsi quando lo definiscono ‘energumeno tascabile’), a Venezia ( dove si è fatto allestire un sontuoso ufficio sul Canal Grande a spese del contribuente) ha attaccato i lavoratori dello spettacolo presenti al Festival del cinema e insultato un bravo attore e regista come Michele Placido e altri che, come lui, portano alta la bandiera della cultura italiana nel mondo.

La perla, però, è quella rivelata dal Corriere della sera, del 23 settembre 2009, dal quale si è appreso che, al costo per il contribuente di 40 mila euro annui, il Ministro Brunetta ha inserito tra i suoi collaboratori Gianni De Michelis, ex ministro craxiano ed ex parlamentare che gode già di un vitalizio di diverse migliaia di euro al mese.

Insomma, se si è fannulloni o parassiti o invece qualificati grand commis da strapagare dipende soltanto dalle soggettive valutazioni del ministro. Se si è parte della sinistra si deve “andare a morire ammazzati” mentre se si è parte degli ambienti malavitosi del Basso Lazio si è degni della pubblica Amministrazione moralizzata che il ministro immagina nel glorioso futuro del nostro Paese; se si è Gianni De Michelis si può ottenere il doppio stipendio e se si è amici dei Sindaci (com’è successo nella Palermo di Cammarata) del partito di Brunetta si ottiene un posto senza concorso.

Questo è davvero il ministro Brunetta.

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PD : l’insostenibile impazienza di cannibalizzarsi …..

29 settembre 2009 Nessun commento

POL – Penati commissaria il leader, stop da Bersani. Fragile tregua Pd

Roma, 29 set (Velino) – Doveva essere il giorno dello “strappo” di Francesco Rutelli. Ma a squarciare la tela del Pd è il coordinatore della mozione Bersani, Filippo Penati, che di fatto propone il commissariamento del segretario Dario Franceschini invocando una “gestione collegiale” del partito. Perché – argomenta Penati – “Franceschini di fatto non è più il segretario”, visto che “non ha ottenuto il consenso da parte di due terzi del partito che sta gestendo”. Apriti cielo. Simili ragionamenti erano stati a vario titolo abbozzati nei giorni scorsi. Stavolta, però, la richiesta parte dai vertici della componente pro-Bersani. E tra i democrat scatta la guerra di tutti contro tutti. Neppure la mozione Marino accoglie bene l’affondo di Penati (il quale rincara la dose dicendosi convinto che “l risultato delle primarie non sarà diverso da quello dei congressi perché centinaia di migliaia di nostri iscritti non possono che rappresentare in modo significativo l’intero panorama degli elettori”). “Se Bersani pensa di essere il segretario del partito – domanda Marino – perché arrivare fino al 25 ottobre? Se pensa che il segretario sia già stato eletto con il voto dei circoli è grave, soprattutto perché offende il popolo delle primarie”. Ma le reazioni più infuriate partono dal fronte di Franceschini. Il quale a caldo fa trapelare che la riunione della segreteria (organo aperto anche alle componenti di Bersani e Marino da quando è partita la corsa congressuale) in programma domani è sconvocata. Franceschini chiede inoltre sia a Bersani sia a Massimo D’Alema un dietrofront rispetto alla linea tracciata da Penati.

A sostegno di Franceschini scendono in campo Piero Fassino (che accusa Penati di minare l’unità del partito), Giuseppe Fioroni (che mette in guardia da un esodo di massa dal Pd) e tutti i sostenitori del segretario. Per Marina Sereni, Penati danneggia il Pd e aiuta Silvio Berlusconi. La temperatura comincia a raffreddarsi quando Pier Luigi Bersani sgombra il campo “da ogni equivoco più o meno interessato” e scandisce che “Franceschini, come è ovvio e come è giusto, è a pieno titolo il segretario del Pd così come prevede lo statuto, e ha la nostra piena collaborazione come è stato fin qui”. Rassicurazioni partono anche da D’Alema: “Non è in discussione il ruolo di Franceschini”. Ma – aggiunge l’ex premier – “ci vuole rispetto per l’esito che emerge dai congressi, non si tratta di una pura formalità procedurale”. E i congressi premiano Bersani. Rosy Bindi, altra esponente di punta della mozione Bersani, prende le distanze da Penati ma denuncia al contempo le reazioni “scomposte e scorrette” dei franceschiniani. A far depositare – almeno provvisoriamente – il polverone provvede infine Franceschini: “Classifichiamo la cosa come uno scivolone e chiudiamola lì”.

Il segretario però ribadisce: “Una cosa è coinvolgere i candidati nella gestione del partito sino all’elezione del segretario alle primarie del 25 ottobre, come ho fatto dal primo momento e continuerò a fare. Un’altra cosa è dire, come ha fatto Penati, che in seguito al primo voto dei circoli il partito non ha più un segretario. In un momento così difficile, nel Paese e in Parlamento, serve più senso di responsabilità. L’incidente per me – conclude Franceschini – è chiuso con le parole di Bersani e D’Alema”. Tutti però si chiedono quanto durerà la tregua. Intanto, Rutelli tesse la sua tela trasversale – sempre più distinta da quella del Pd, anche se almeno per l’oggi non ci sono rotture – e Pier Ferdinando Casini rimanda a dopo le regionali il seguito del dibattito sull’iniziativa politica dell’ex presidente della Margherita.

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non c’entra più il gossip…Tutto il mondo ride e ironizza sull’Italia … è un imbarazzo continuo…..ogni popolo ha il governo che merita

26 settembre 2009 Nessun commento

l’altro ieri HA IMBARAZZATO MICHELLE OBAMA che forse per timore di ritrovarsi con una pacca sul sedere non bacia Berlusca (mentre gli altri capi di governo li abbraccia ) si tiene lontana con in mezzo Obama serio come non mai che dopo i plateali complimenti del Berlusca alla moglie Michelle sembra guardare l’abbigliamento e gli spazi di nudità della moglie quasi a “strapparle” e “proteggerle” dagli sguardi (Obama appare con un viso più allegro quando vede Ahmanidejad……) e ieri alla partenza del S.PADRE per Praga sembrava di assistere ad una messa da requiem con il Papa imbarazzato pensando di essere accanto ad un divorziato “campione” del sesso e il “campione” dal volto tetro e senza alcun minimo sorriso ……. Povera Italia ….. imbarazza l’America, imbarazza il S.Padre, imbarazza i G8, i G20 e fa contento solo Gheddafi (sic !!!!) …… abbiamo proprio fatto “progressi” ….. le foto sono eloquenti ….

da Repubblica

La stampa internazionale ironizza sull’accoglienza fredda degli Obama al premier italiano
“La first lady non voleva farsi riprendere in un abbraccio con lui”
“Michelle tiene lontano Berlusconi”
La foto del G20 fa il giro del mondo
Economist sul conflitto tra il Cavaliere e Fini: “Il Sultano ha poca pazienza verso il Vizir”

dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI

L’incontro tra Berlusconi e gli Obama a Pittsburgh
LONDRA – Si dice che un’immagine vale più di mille parole, e il detto trova conferma nell’attenzione che la stampa internazionale dedica oggi alla sequenza fotografica dell’incontro tra Silvio Berlusconi e Michelle Obama nell’ambito del summit del G20 a Pittsburgh. I giornali stranieri sottolineano che mentre la first-lady americana ha baciato sulle guance tutti i leader delle maggiori poteenze mondiali, con il premier italiano si è limitata a una “apparentemente riluttante” stretta di mano, vedendo in questo una scelta ben precisa, quella di non farsi riprendere abbracciata all’uomo invischiato in uno scandalo a base di escort, la cui moglie, chiedendo il divorzio, lo ha definito come una persona “che frequenta minorenni”. Non solo: i media esteri notano anche lo sguardo particolarmente serio di Barack Obama, che si trovava a metà strada fra Berlusconi e Michelle e dava l’impressione di “voler accelerare” il momento del formale saluto e spingere oltre il leader italiano.

“Berlusconi è in fondo alla lista dei baci di Michelle”, titola il Daily Telegraph di Londra, pubblicando l’intera sequenza fotografica e un ampio servizio a pagina 3. “Il premier italiano, noto per le sue gaffe e per essere un cacciatore di donne, si vede negare il bacio di benvenuto che la first-lady ha concesso agli altri leader del G20″, recita il sottotitolo. “Mentre la signora Obama ha scambiato baci e abbracci con i Brown, i Sarkozy, i Medvedev e con Angela Merkel, ella è apparsa riluttante ad avvicinarsi troppo al signor Berlusconi”, afferma l’articolo, ricordando che il premier italiano è giunto da solo al vertice perché la moglie ha chiesto il divorzio a causa degli scandali “con call-girls e modelle di biancheria intima” in cui lui è coinvolto. Il giornale rammenta anche che la propensione di Berlusconi per le gaffe ha colpito anche Barack Obama, “memorabilmente definito come giovane, bello e abbronzato” dal capo del governo italiano.

“Michelle deve avere deciso che se una donna doveva essere fotografata abbracciata a Berlusconi, non sarebbe stata lei”, scrive il Telegraph. “Una stretta di mano, impartita con la cautela di chi mette in bocca un topo morto a un coccodrillo, è tutto quello che il premier italiano ha ricevuto da lei, nonostante i suoi migliori sforzi di mettere in moto il suo charme”. Il giornale nota che, nonostante Berlusconi abbia allargato le braccia in segno di ammirazione verso la first-lady, “un Obama dallo sguardo severo voleva chiaramente farlo proseguire oltre, sospingendolo con una serie di pacche sulle spalle”.

Anche altri organi di stampa stranieri commentano la scena della stretta di mano. “Michelle Obama è sembrata voler tenere Berlusconi a distanza”, scrive l’agenzia di stampa Asian News International. “Berlusconi riceve solo una stretta di mano a distanza”, scrive il quotidiano canadese National Post. “Berlusconi non è riuscito a mantenere la sua eccitazione quando è apparsa la first-lady, ma tutto quello che ha ricevuto è stata un’occhiata di disapprovazione da suo marito (Barack Obama)”, scrive il britannico Daily Mirror. “Silvio Berlusconi innesca lo charme incontrando Michelle Obama, ma suo marito non sembra contento”, scrive lo scozzese Daily Record. “Un gesto esagerato e inappropriato”, è la definizione scelta dallo spagnolo Abc riguardo al comportamento del premier italiano. E così via.

Sugli ultimi sviluppi del caso Berlusconi interviene anche il settimanale Economist, con un articolo intitolato “Il sultano e il vizir”: il primo sarebbe Berlusconi e il secondo Gianfranco Fini, protagonisti della recente tensione al vertice del Pdl e di una cena di tentata riappacificazione a casa di Gianni Letta. “Il primo ministro dirige quello che il politologo Giovanni Sartori ha definito un sultanato”, scrive il settimanale, “e la pazienza dei sultani verso i vizir è limitata”.

(26 settembre 2009)

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DIPIETRO sullo scudo fiscale : provvedimento criminale, legge di un parlamento mafioso

25 settembre 2009 Nessun commento

da Repubblica
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Il ddl tutela “i ladri e a rimetterci sono i pensionati e gli operai” Il leader dell’Idv accusa: “E’ un provvedimento criminale” Scudo fiscale, Di Pietro attacca “Legge di un parlamento mafioso”
Fini e Schifani: “Così si lede il prestigio delle istituzioni”

ROMA – “Un provvedimento criminale di un Parlamento mafioso”: così Antonio Di Pietro ha definito lo scudo fiscale appena approvato al Senato e ora in discussione alla Camera. La lotta contro la speculazione tanto invocata da Berlusconi? “E’ lui la prima persona che bisogna colpire quando si parla di evasione fiscale”, continua il leader dell’Italia dei Valori. “E’ inaccettabile – rispondono i presidenti delle Camere – così si lede il prestigio delle istituzioni”, ma l’ex pm continua: “la credibilità viene massacrata da leggi inique, non da chi le denuncia”. E accusa: “La casta degli intoccabili fa quadrato quando viene presa con le mani nel sacco”.

Il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, durante l’incontro con i lavoratori dell’azienda Spx di Sala Baganza, realtà industriale a rischio chiusura, si scaglia così contro lo scudo fiscale definendolo un provvedimento “criminale” di un Parlamento “mafioso”. Secondo l’ex pm: “Lo scudo garantisce a un gruppo di criminali, falsificatori di bilanci ed evasori fiscali, di farla franca. Ancora una volta il nostro Paese è in mano a un gruppo di persone massone, piduiste, criminali e mafiose che fanno gli interessi propri ai danni del paese”. E a chi gli fa notare che la parola d’ordine di Silvio Berlusconi è “lotta alla speculazione fiananziaria”, Di Pietro risponde: “Il premier quando dice di voler intraprendere questa battaglia si deve guardare allo specchio e menarsi da solo. E’ lui la prima persona che bisogna colpire giudiziariamente quando si parla di speculazione finanziaria, di evasione fiscale e di paradisi fiscali all’estero, che ora dice di odiare ma di cui ha approfittato”. Di Pietro invita i cittadini a ribellarsi perché “questi criminali non pagando le tasse fanno in modo che l’onere di far funzionare la macchina dello Stato ricada solo su pensionati, operai e disoccupati”.

Immediata la replica de presidenti delle due Camere, Renato Schifani e Gianfranco Fini, che in una nota scrivono: “Le scelte del Parlamento, indipendentemente dal giudizio di merito che ciascuno ne può dare, costituiscono in ogni caso espressione della sovranità popolare e come tali debbono essere considerate e rispettate. Definirlo ‘mafioso’ è del tutto inaccettabile, in quanto falso e offensivo verso tutti i suoi componenti, e gravemente lesivo delle nostre Istituzioni rappresentative e del loro prestigio”.

Alla nota il leader dell’Idv risponde secco: “Come al solito la casta degli intoccabili fa quadrato quando viene presa con le mani nel sacco. Infatti, invece di interrogarsi sugli effetti devastanti di certi provvedimenti che intaccano la credibilità delle istituzioni e delle conseguenze che comporta lo scudo fiscale, che è una legge che favorisce i criminali, se la prende con chi denuncia questi comportamenti”.
(25 settembre 2009)

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disdetta del canone RAI ……

25 settembre 2009 Nessun commento

da Beppe Grillo :
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Un nuovo anno va iniziato con dei buoni propositi. E quale miglior proposito della disdetta del canone RAI? Difficile trovarne uno migliore. Il canone è utilizzato dai partiti per informarvi che a gennaio nevica e che ad agosto si va in vacanza. Del processo Mills/Berlusconi o del processo Bassolino non c’è mai traccia. La Forleo e De Magistris sono trattati come magistrati deviati e rompicoglioni. La prima serata è dedicata al pensiero di Gasparri e Cicchitto. Giornalisti (?) come Riotta e Mimun diventano direttori di testata.
I fili dell’informazione sono in mano ai partiti. La RAI è uno strumento di propaganda del PDL e del PDmenoelle. La RAI è anche un’orgia, si accoppiano tra di loro per moltiplicarsi. Amanti, sorelle, fratelli, figli, ex mogli e futuri mariti. Migliaia. Un kamasutra sempre in onda. La RAI dovrebbe essere un servizio pubblico, ma è un servizio pubblicitario. Più pubblicitario, che pubblico. Vogliono la pubblicità? Rinuncino al canone. Vogliono il canone? Rinuncino ai partiti. Per ora non si fanno mancare niente. Pubblicità, censura dei partiti, famigli, veline e fiction alla Saccà.
Un servizio di informazione pubblico è necessario, ma per essere pubblico non deve dipendere da Veltrusconi. I modelli ci sono, come la BBC, basta prendere esempio. Da ora fino a novembre si può dare la disdetta del canone. Non paghiamo più per la merda di regime. Per novembre la RAI deve chiudere o cambiare. Due canali senza pubblicità e fuori dal controllo dei partiti mi sembra un buon obiettivo.Chi disdetta il canone può iscriversi al gruppo di Facebook: Cancelliamo il canone RAI.
Le istruzioni :
- Prendere il libretto senza strapparlo in mille pezzi
- Copiare il numero di ruolo dal libretto di abbonamento alla televisione. In assenza chiedere un duplicato con raccomandata A.R. all’indirizzo abbonamenti TV (1° ufficio entrate Torino – S.A.T. Sportello Abbonamenti Tv – Casella Postale 22 – 10121 Torino)
- Non avere pendenze come arretrati o multe
- Versare 5,16 euro con vaglia postale, specificando nella causale del versamento “per disdetta canone numero di ruolo” (scrivere il proprio numero di ruolo)”. Beneficiario del versamento: S.A.T. casella postale 22, 10121 TORINO; l’agenzia di pagamento: TORINO VAGLIA E RISPARMI
- Staccare dal libretto la cartolina “d”, (la “b” se il libretto è recente) intitolata “denuncia di cessazione dell’abbonamento tv”. Barrare la casella 2 che ha la richiesta di suggellamento e compilare gli spazi segnati riportando numero del vaglia e data del versamento
- Nello spazio sottostante vi è lo spazio per per la data di spedizione della cartolina: va riportata e apposta la propria firma. Sul retro della cartolina riportare nome, cognome e indirizzo del titolare che intende disdire. Correggere eventualmente il vecchio indirizzo URAR TV in S.A.T.
- In mancanza della cartolina per la denuncia di cessazione dell’abbonamento o del libretto, usare la cartolina per le comunicazioni generiche o inviare una semplice raccomandata scrivendo:
“Il sottoscritto (nome, cognome, indirizzo) chiede la cessazione del Canone TV e chiede di far suggellare il televisore (numero di ruolo:…) a colori detenuto presso la propria abitazione. A tale scopo ha corrisposto l’importo di 5,16 euro a mezzo vaglia postale n…. del…/…/… sul quale ha indicato il numero di ruolo dell’abbonamento”
Fare una fotocopia della cartolina (davanti e dietro). L’originale della cartolina va spedito con raccomandata ricevuta ritorno all’indirizzo “Spett. S.A.T., Casella Postale 22, 10121 Torino, Ufficio Abbonamenti”
- Attendere il ritorno della ricevuta di ritorno
- Spedire con raccomandata A.R. all’indirizzo del S.A.T. il libretto di abbonamento originale completo con tutto quanto contenuto, tenendo a casa le ricevute dei pagamenti degli ultimi 10 anni (o da quando si è abbonati).
La disdetta va completata entro il 30 novembre 2009. A fronte di quanto sopra, la RAI potrà rispondere richiedendo i vostri dati anagrafici (ancora?), la marca dell’apparecchio da suggellare e dove si trova.
Loro non molleranno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

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i risultati della finanza creativa ……le “veline” crescono e il Pil a -6% è da guerra …

23 settembre 2009 Nessun commento

dal Corriere della Sera : «Negli ultimi anni siamo cresciuti 10 punti in meno degli altri paesi»
Passera: «Pil a -6% è da guerra»
L’ad di Intesa San Paolo: «Al nostro Paese serve uno choc. I soldi vanno concentrati sulle infrastrutture»

ROMA – «Ai livelli prevedibili di recupero della crisi non si va da nessuna parte. Ci vuole uno choc, una cosa grossa e positiva che giri il meno 6% di pil, che è una cifra da guerra». Lo ha detto l’amministratore delegato del gruppo Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, dal palco del convegno per il 170/mo anniversario della Cassa di Risparmi di Forlì.

LO CHOC – Passera ha osservato che «negli ultimi anni siamo cresciuti 10 punti in meno degli altri paesi. Sono 150 miliardi di pil di differenza», per questo ci vuole uno choc per cambiare direzione. «I soldi non sono tanti – ha ammesso Passera – ma, oltre a quelli che servono per gli ammortizzatori sociali e misure immediate, io li metterei – è il suggerimento – per recuperare in pochi anni i ritardi pazzeschi nelle infrastrutture, a patto che guariamo dalla malattia fondamentale del nostro paese che è il meccanismo decisionale bloccato».

REGOLE SEMPLICI – Alla vigilia del G20 di Pittsburgh, Passera afferma che servono poche e «banali regole per rimettere ordine nei mercati, se ci mettiamo in testa di riformare l’ordine della finanza mondiale non otteniamo nulla». L’ad chiede che tutti gli operatori finanziari rispettino regole semplici come quella di «non superare un certo livello di indebitamento» e che vengano posti dei «vincoli» alla «possibilità di speculare sul proprio bilancio».

23 settembre 2009

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Nasce “il Fatto” con Marco Travaglio … al primo giorno TUTTO ESAURITO

22 settembre 2009 2 commenti

Redazione
ilfatto
Nasce “Il Fatto”, dopo una lunga incubazione. Fare un quotidiano in Italia è un’impresa, ancora di più se vuoi mandare in edicola un giornale “libero”. Nei fatti, non nel nome.

Esce nelle edicole il quotidiano di Antonio Padellaro che conta già 28000 abbonati. Niente finanziamenti pubblici e proprietà in mano ai redattori per garantire indipendenza. Tra le firme Gomez, Colombo e Travaglio

Dopo mesi di Ante-Fatto, arriva nelle edicole il quotidiano diretto da Antonio Padellaro, che può già contare su 28000 abbonati. Non in tutte le città però. Per il lancio, infatti, sono state scelte solo le città maggiori, per tagliare i costi di distribuzione. Avvio ottimistico: prima delle 8 esaurite tutte le copie in molte rivendite milanesi.

1,20 euro per sedici pagine, sei giorni a settimana, Il Fatto Quotidiano si presenta come un caso, raro in Italia nel cartaceo, di editoria pura: la proprietà è dei redattori e di piccoli azionisti e non verranno percepiti i finanziamenti pubblici.

Antonio Padellaro e Marco Travaglio
Redazione giovane e di spicco (16 giornalisti in media tra i 30 e i 40 anni, tra cui Luca Telese, Beatrice Borromeo, ma anche Furio Colombo, Peter Gomez, Marco Lillo e Marco Travaglio) per un target che si annuncia giovane: “Il 60% degli abbonati ha scelto la versione pdf del giornale”, ha detto Padellaro. Segno che anche i giovani sono interessati alla politica e all’approfondimento

Prima pagina del primo numero dedicata a Gianni Letta, indagato per abuso d’ufficio, turbativa d’asta e truffa aggravata.

C’era da aspettarselo, per un nuovo giornale che si voglia abbia come riferimento l’ex pubblico ministero Antonio Di Pietro e che comprende tra i suoi giornalisti alcuni magistrati. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, come riferisce appunto il giornale diretto da Antonio Padellaro, sarebbe indagato dalla procura di Lagonegro, in provincia di Potenza.

Come era nelle attese quindi, il nuovo quotidiano si contraddistingue subito per una scelta di tipo politico-giudiziario, per una linea di inchiesta che andra’ presumibilmente a cercare, anche in futuro, notizie (o presunte tali) legate al mondo dei pubblici ministeri e delle loro attività e relative a questo o a quel politico, nazionale o locale che sia.

In prima pagina, di spalla, l’editoriale di presentazione del direttore, dal titolo “Linea politica la Costituzione”.

”Ci chiedono – scrive Padellaro – quale sarà la vostra linea politica? Rispondiamo: la Costituzione della Repubblica”. Il direttore de Il Fatto sottolinea che ”questa non è retorica ma drammatica realtà. Cosa c’è di più rivoluzionario, in un Paese dove ogni giorno la legge viene adattata ai capricci dell’imperatore e dei suoi cortigiani? E l’art. 21 quando afferma che l’informazione non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure? Vi sembra che il direttore del Tg1 ne tenga conto quando decide che gli italiani non devono sapere nè delle prostitute a casa Berlusconi nè degli insulti di Brunetta?”.

Padellaro chiarisce che Il Fatto sarà ”un giornale d’opposizione. A Berlusconi certo” ma ”non faremo sconti ai dirigenti del Pd e della multiforme sinistra che in tutti questi anni non è riuscita a costruire uno straccio di alternativa. Troppi litigi, troppe ambiguità”.

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Dice infatti il direttore, Antonio Padellaro, che hanno rinunciato anche ai contributi pubblici perché “solo così possiamo dirci veramente liberi”. Una vera e propria sfida ad un mercato editoriale sempre più ristretto, tanto che il numero dei lettori italiani è rimasto al palo, agli anni del dopoguerra. Con Padellaro arriva Furio Colombo e si ricostruisce, a posizioni invertite, la coppia di giornalisti che hanno diretto per molti anni L’Unità. Prima Colombo, poi Padellaro, di fatto, furono sostituiti perché non “funzionali” alla linea politica prima dei Ds e poi del Pd.

Forse non è un caso che anche l’amministratore delegato sia Giorgio Poidomani che ha ricoperto uguale incarico all’Unità. Fra gli azionisti Lorenzo Fazio, titolare della casa editrice Chiarelettere che pubblica, fra gli altri, i libri di Marco Travaglio che sarà una delle “colonne” del quotidiano . A far parte della “testa redazionale” affermati giornalisti come Peter Gomez, autore anche di alcune pubblicazioni insieme a Travaglio, e Luca Telese, di recente “divorziato” dal “ Giornale” dove si occupava della vita politica, considerato un “esperto” di fatti a avvenimenti della sinistra. Con loro un piccolo gruppo di giovani cronisti, parte dei quali provenienti dell’Unità. In edicola sei giorni a settimana, lunedì escluso. Tanti auguri e un cordiale in bocca al lupo.

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dal Messaggero: PD, Franceschini accusa Bersani: spende troppi soldi. La risposta: è solo caciara

22 settembre 2009 Nessun commento

Marino invece parla di brogli nei circoli della Calabria
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ROMA (22 settembre) – Il dibattito congressuale nel Pd si addentra su terreni scivolosi, che rischiano di far slittare il confronto nella rissa: a lanciare il sasso sono stati Ignazio Marino, che ha parlato di brogli nei congressi in Calabria, e anche Dario Franceschini, che ha chiesto a Pier Luigi Bersani una maggiore sobrietà nell’uso dei soldi per la campagna in vista delle primarie. Il comitato Bersani ha replicato accusando Franceschini di volerla «buttare in caciare» per il nervosismo a causa dei primi risultati dei congressi dei circoli.

Ad aprire le polemiche ci ha pensato Marino, che ha riferito di gravi irregolarità in alcuni circoli della Calabria, uno dei feudi di esponenti dalemiani, dove si sta imponendo Bersani e dove avrebbero votato più persone degli iscritti. Marino ha parlato di un «bubbone» da estirpare. Anche Franceschini ha definito «sconcertanti» questi episodi.

La commissione di Garanzia regionale è subito intervenuta con verifiche, accertando (con voto all’unanimità) la regolarità del voto a Catanzaro, l’irregolarità in diversi circoli in provincia di Vibo Valentia, e preannunciando di voler accogliere il ricorso del comitato Franceschini per Reggio Calabria, se esso sarà non generico ma circostanziato. La falla è stata dunque arginata subito, ma si presta alla polemica, tant’è che il leghista Federico Bricolo ha parlato di «brogli» e di «uno spettacolo da Prima Repubblica»; mentre Maurizio Gasparri (Pdl) saluta il «fallimento annunciato».

Non meno delicato il secondo punto di polemica, sollevato da Franceschini. Il segretario, in una lettera agli altri due candidati, ha preso spunto dalla campagna di affissioni a pagamento di Bersani, per chiedere un «codice di autoregolamentazione» che eviti la pubblicità a pagamento. Questo per ragioni di sobrietà di fronte alla crisi economica, e perchè i militanti si sono lamentati che i soldi non vengano utilizzati invece in campagne contro il governo. Michele Meta, coordinatore della mozione Marino, ha dato ragione a Franceschini: «Abbiamo visto persino i famigerati “sei per tre” di berlusconiana memoria«, ha sottolineato.

Bersani ha replicato a muso duro, con il suo COmitato che ha ricordato che il Codice di autoregolamentazione c’è già. Ma il punto è proprio questo. In effetti la commissione di Garanzia ha stabilito, il 21 luglio scorso, un tetto di spesa di 250.000 euro per ciascun candidato, quindi le parole di Franceschini alluderebbero a uno sforamento del tetto da parte di Bersani. Anche se non lo si vuole dire apertamente, al comitato Franceschini sono in molti ad essere convinti che ciò sia avvenuto. Le parole del segretario sarebbero un primo segnale per dimostrare che l’attenzione su questo punto è alta, e che non si transigerà. Anche perchè, osserva Marina Sereni, «quello della sobrietà della politica è un tema sentito tra i nostri iscritti e i nostri elettori».

Insomma la sobrietà e la questione morale saranno oggetto di campagna sia nei voti nei Circoli dei prossimi giorni, sia dopo alle primarie. »Evidentemente i risultati non soddisfacenti che giungono dai congressi spingono gli esponenti della mozione Franceschini a ‘buttarla in caciarà«, ha commentato Oriano Giovanelli, esponente della mozione Bersani. Intanto, è rispuntata l’idea di un “faccia a faccia” tra i tre candidati, lanciata tre settimane fa da Marino e finora respinta da Bersani e Franceschini. Oggi è stato quest’ultimo a riproporla, ricevendo il plauso di Marino («finalmente»), e annunciando di aver chiesto a Youdem Tv di raccogliere la disponibilità di tutti e tre i candidati per organizzare il dibattito pubblico.

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