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Archivio per dicembre 2009

La mafia e i silenzi di Silvio

26 dicembre 2009 Nessun commento

da L’ESPRESSO di Lirio Abbate
I pm di Palermo a Palazzo Chigi per interrogare Berlusconi. Che scelse di tacere. Ecco i quesiti che gli volevano porre. Per chiarire l’origine dei capitali di Fininvest. In edicola da giovedì scorso
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Ci sono domande che lo inseguono da circa trent’anni, che tornano periodicamente alla mente di imprenditori, politici e investigatori. Sono i ‘buchi neri’ della vita professionale del cavaliere Berlusconi, affiorati durante indagini sulle presunte collusioni mafiose. Interrogativi semplici. Lo sono, perlomeno, per chi non ha nulla da nascondere. Gli investigatori ipotizzano che nelle casse che fanno capo alle aziende del premier potrebbe essere stato versato denaro proveniente dai traffici illeciti della mafia palermitana. Per i giudici avrebbe ricevuto finanziamenti “non trasparenti” fra gli anni ’70 e ’80. Dietro l’origine di queste fortune economiche, per gli inquirenti, si nasconderebbero i fantasmi del passato: incontri riservati nella ‘Milano da bere’ di trent’anni fa invasa dai siciliani, colloqui evocati da pentiti di mafia e testimoni. Ma di questi fatti Silvio Berlusconi non vuole parlarne nemmeno ai magistrati che processano il suo amico Marcello Dell’Utri accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Preferisce restare in silenzio davanti ai giudici. E attaccarli appena mette la testa fuori dall’aula giudiziaria.

Il codice di procedura penale gli ha consentito, sette anni fa, di avvalersi della facoltà di non rispondere, per via di un’inchiesta palermitana sul riciclaggio in cui era stato indagato e poi archiviato. Indagine che potrebbe essere riaperta se dovessero arrivare nuovi spunti investigativi.Era il 26 novembre 2002 ed il tribunale che processava Dell’Utri si era spostato nella sede istituzionale di Palazzo Chigi per sentire il premier nella qualità di ‘indagato di procedimento collegato’. E lui, dopo tanti rinvii per sopravvenuti impegni istituzionali, si è avvalso della facoltà di non rendere interrogatorio. Un po’ come ha fatto la scorsa settimana il boss Giuseppe Graviano chiamato dalla corte d’appello nel processo al co-fondatore di Forza Italia. Entrambi – Berlusconi e Graviano – davanti ai giudici hanno preferito restare in silenzio e non chiarire le posizioni del passato che potrebbero avere punti in comune fra il ’93 e ’94.

A guardarli dall’esterno sono posizioni diverse, ma il messaggio che arriva è identico. Il presidente del Consiglio non ha certo contribuito a far luce su vicende che riguardavano un suo stretto e antico collaboratore oltre che su una serie di interrogativi che si pongono all’origine delle sue fortune finanziarie e sulla nascita di Forza Italia. Interrogativi che emergono dalle indagini. Per il mafioso e stragista Giuseppe Graviano “il silenzio è d’oro”, perché in Sicilia “la migliore parola è quella che non si dice”. Chi sostiene di prendere le distanze dal suo passato, senza pentirsi, è Filippo Graviano fratello di Giuseppe. Accettando di rispondere in aula alle domande dei pm nel processo d’appello a Dell’Utri, il maggiore dei Graviano afferma di non conoscere il senatore. Non riscontrando in questo modo le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza che coinvolgono Dell’Utri e il presidente del Consiglio nel groviglio istituzionale delle indagini sulle stragi e sulla ‘trattativa con lo Stato’. La deposizione dei Graviano è stata anomala. Nei processi di mafia i pm non citano mai le fonti dei collaboratori di giustizia ‘se si tratta di affiliati non pentiti’, perché – come sostiene la giurisprudenza – non potrebbero che negare. È come se Totò Riina fosse chiamato dai giudici a riscontrare le dichiarazioni di Tommaso Buscetta.

Per cercare di dipanare le ombre che coprono i buchi neri nel passato di Berlusconi, i pm di Palermo, Domenico Gozzo e Antonio Ingroia, sette anni fa avevano preparato una lunga lista di domande – un centinaio, che abbracciavano quasi trent’anni di attività – che gli avrebbero voluto rivolgere. ‘L’espresso’ è in grado di ricostruire i punti essenziali – contenuti in 90 pagine scritte dalla procura – che avrebbero costituito l’esame al quale il premier doveva essere sottoposto. A cominciare da chi gli avesse dato i soldi all’inizio della sua scalata imprenditoriale. Si sarebbero voluti far ricostruire al teste i flussi finanziari relativi alle società del gruppo Fininvest. La vera genesi e lo sviluppo del rapporto con Dell’Utri, con il finanziere Filippo Alberto Rapisarda e con l’imprenditore Francesco Paolo Alamia, entrambi amici di Vito Ciancimino, e con il mafioso palermitano Gaetano Cinà (deceduto due anni fa, coimputato di Dell’Utri e condannato in primo grado a 6 anni per associazione mafiosa ndr).
I pm avrebbero voluto sapere dal premier perché nel 1974 ingaggiò come fattore Vittorio Mangano, nonostante i suoi precedenti penali e in base a quali competenze lo aveva scelto visto che gli unici due cavalli che il boss fino a quel momento aveva avuto erano stati proprio quelli di villa San Martino ad Arcore. Una spiegazione l’avrebbero voluta per comprendere l’assoluta assenza di preoccupazione di Berlusconi durante una conversazione telefonica con Dell’Utri dopo l’attentato che aveva subito in via Rovani a Milano, davanti gli uffici Fininvest il 28 novembre 1986, in cui veniva ipotizzato che l’autore fosse Mangano.

Ai magistrati interessava sapere se Dell’Utri conoscesse Bettino Craxi e quali rapporti avessero, visto che dalle intercettazioni emergono riferimenti all’ex segretario del Psi. Se il capo del governo fosse informato dei continui contatti fra il suo amico Marcello e il mafioso Cinà: incontri avvenuti a Milano nel 1987 con l’uomo d’onore palermitano che avrebbe partecipato anche ad una riunione in cui si sarebbe discusso dell’acquisto di Rete 4 da parte della Fininvest. I magistrati avrebbero voluto sapere se Berlusconi avesse mai conosciuto i mafiosi Francesco Di Carlo, Stefano Bontate e Mimmo Teresi, il Gotha di Cosa nostra che nel 1974 lo avrebbe incontrato negli uffici della Edilnord per assicurargli ‘protezione’. E se è vero che cenasse insieme a Mangano e alla sua famiglia, in particolare la sera del 7 dicembre 1974 in cui avvenne il sequestro del principe D’Angerio dopo esser stato ospite ad Arcore.

Ci sono anche i rapporti con l’imprenditore Flavio Carboni e il cassiere della mafia Pippo Calò. Gli investimenti immobiliari che avrebbero concluso in Sardegna. L’appartenenza alla P2 alla quale Berlusconi si era iscritto nei primi mesi del 1978 su invito di Licio Gelli. Nella lista ci sono domande sul pagamento di somme di denaro ad associazioni criminali per lo svolgimento di attività produttive, con particolare riferimento agli attentati ai magazzini Standa di Catania – di cui la Fininvest deteneva il 75 per cento – e per i quali l’azienda non si costituì parte civile nel processo ai responsabili del rogo. E il motivo per il quale non avesse denunciato le estorsioni subite dalle sue attività in Sicilia. Inoltre se avesse o meno saputo di rapporti tra la Fininvest siciliana e un lontano parente di Tommaso Buscetta.

Le domande si allargano alla parte economica, in particolare al motivo per il quale nel 1998 il premier mandò a prelevare copia delle carte sulle holding che formano la Fininvest e le nascose ai consulenti della difesa di Dell’Utri che in questo modo non hanno potuto chiarire le “anomale” operazioni miliardarie. E il perché fossero state utilizzate le identità di casalinghe, disabili colpiti da ictus e disoccupati ai quali erano state intestate alcune azioni del gruppo. E da dove arrivassero tutti quei miliardi di lire di provenienza ignota affluiti nelle holding Fininvest tra il 1975 e il 1985. E poi perché non avesse reso noto i nomi dei soci effettivi, cioè di coloro che hanno versato le prime disponibilità finanziarie. E infine l’aspetto politico: se avesse avuto contatti nel 1993 con il partito Sicilia Libera voluto dal boss Leoluca Bagarella con il quale voleva stringere un accordo elettorale; e in quale data avesse preso la decisione di “scendere in campo”.

Ma il premier si è avvalso della facoltà di non rispondere. Alla verità ha preferito il silenzio.
In quella occasione, ad avviso del tribunale, come è riportato nella motivazione della sentenza di primo grado che ha condannato Dell’Utri a nove anni, Berlusconi “si è lasciato sfuggire l’imperdibile occasione di fare personalmente, pubblicamente e definitivamente chiarezza sulla delicata tematica in esame”, cioè “sulla correttezza e trasparenza del suo precedente operato di imprenditore che solo lui, meglio di qualunque consulente o testimone e con ben altra autorevolezza e capacità di convincimento, avrebbe potuto illustrare. Invece, ha scelto il silenzio”.
Quando il Cavaliere stava per alzarsi dal banco dei testimoni anche i pm tentarono di rivolgergli un appello per non rinunziare al suo contributo alla verità, ma rimase inascoltato, dando così luogo ad un appuntamento mancato con la verità.

Ciò nonostante, quel silenzio non è stato capace di cancellare con un colpo di spugna ciò che è stato faticosamente accertato durante le indagini preliminari che lo hanno riguardato: prima l’inchiesta in cui il capo del governo è stato indagato per riciclaggio insieme all’imprenditore Alamia, e poi in quella di Dell’Utri.

I silenzi del premier, le resistenze dei consulenti della Fininvest, le insufficienze della documentazione bancaria e societaria messa a disposizione delle parti, non hanno annullato la valenza indiziaria degli elementi acquisiti dai magistrati che hanno indagato sulle prime basi finanziarie su cui si è creato l’impero economico del Biscione. Vero è che i riscontri alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Francesco Di Carlo e a quelle dell’industriale Rapisarda non sono stati sufficienti per provare l’accusa di riciclaggio. E trovandosi senza elementi di diretta conferma a queste affermazioni, manca la prova specifica del reato: e infatti il procedimento per Berlusconi è stato archiviato dieci anni fa.

Restano tanti interrogativi che ci vengono imposti dai numeri che sono emersi dall’analisi delle holding. Sono le cifre a nove zeri che i magistrati hanno trovato nelle società che formano la Fininvest. Miliardi di lire versati in contanti di cui Berlusconi non ha mai indicato l’origine. E il periodo coincide con quello segnalato da collaboratori di giustizia e testimoni che facevano riferimento alla disponibilità di Dell’Utri al reinvestimento di denaro di provenienza illecita, versato – come sostengono gli inquirenti – nelle casse della Fininvest. Rapisarda ha riferito di un impiego di dieci miliardi di lire nel 1978-79, e di un investimento di 20 miliardi nel 1980-81.

Nessuno è autorizzato a trarre argomenti dal silenzio, perché il silenzio è nemico della verità. “Ma se tutto era davvero così chiaro”, come hanno sottolineato i magistrati, “bastava chiarire quel che c’era da chiarire”. Un appuntamento mancato sulla strada dell’accertamento dei fatti. Davanti ai giudici Berlusconi preferisce tacere. E, così, i dubbi sul suo passato restano. (16 dicembre 2009)

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INTERROGAZIONE COMUNALE, TRIVELLAZIONI PETROLIFERE A RAGUSA

23 dicembre 2009 Nessun commento

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Al Sig. ASSESSORE ALLA TUTELA DEL TERRITORIO

AMBIENTE E  SERVIZI ECOLOGICI

DOTT.GIANCARLO MIGLIORISI

RAGUSA

p.c.  Al Sig. SINDACO DEL COMUNE  DI

RAGUSA

Dopo i pali eolici ed il fotovoltaico industriale di c.da Mendolilli ,arrivano sul territorio di Ragusa le trivellazioni petrolifere.

Da qualche tempo si sente dire che una compagnia Italiana, famosa nel mondo per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi, starebbe iniziando a perforare il sottosuolo delle nostre campagne per l’estrazione del petrolio.

Più precisamente, sulla strada provinciale Ragusa- Santa Croce Camerina, ai Km 10-12, sembrerebbe che la predetta società petrolifera, dopo accurate introspezioni geologiche e carotaggi esplorativi, di cui stranamente non si è avuta alcuna notizia, abbia scoperto la presenza, non a profondità elevate, di un ricco giacimento di idrocarburi.

Si dice anche che, dopo accordi privati con i proprietari dei terreni, la compagnia petrolifera inizierà le trivellazioni proprio all’inizio dell’anno 2010

alla S.V. , di far sapere al sottoscritto, al Consiglio Comunale  ed a tutti i cittadini Ragusani  se l’ Amministrazione Comunale  è a conoscenza dei fatti sopra indicati, e, se lo è, di voler  precisare quanto segue :

-          Se la compagnia petrolifera è in possesso di tutte le autorizzazioni necessarie – quale per es. la Valutazione di Impatto Ambientale – previste dalle leggi regionali e nazionali per poter effettuare tali trivellazioni e se il Comune ha rilasciato licenze e/o autorizzazioni.

-          Quali misure intende prendere per evitare eventuali e pericolosi inquinamenti delle falde acquifere e dei pozzi delle zone limitrofe , sia dalle dispersioni durante le trivellazioni delle sostanze presenti nel petrolio- quali ad es. il benzene – ,sia dalle sostanze chimiche, utilizzate abitualmente dalle compagnie petrolifere per le perforazioni.

-          Come mai il Consiglio Comunale non è stato informato, trattandosi di materia di esclusiva competenza dello stesso.

Si chiede infine di voler chiarire se allo stato esistono sul territorio ragusano altre compagnie petrolifere che stanno facendo o hanno intenzione di fare trivellazioni per ricerca e/o estrazione di petrolio e gas.

Alla presente si chiede risposta urgente in forma scritta e orale al primo Consiglio Comunale utile.

RAGUSA  22 DICEMBRE 2009

Il Capogruppo Consiliare

Salvatore Martorana

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dal Giornale …l’ecumenismo di Berlusconi “tendo la mano a tutti” ma poi in “paradiso” porta solo il Pd e all’”inferno” solo IdV. I Giudici ? vogliono sentirlo ugualmente …

19 dicembre 2009 Nessun commento

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Il premier apre al dialogo: “Tendo mano a tutti”
di Vincenzo La Manna
Berlusconi da Arcore: “Vedremo come risponderà l’opposizione. Io a riposo? Ho già avuto 17 incontri”. I suoi fedelissimi: “È di buon umore e molto positivo”. Stasera cena con Bossi. Intanto i pm contestano la prognosi: “Nessun rinvio, risponda ai giudici”
aiuto Roma – «Io una mano voglio tenderla davvero e ho già fatto un primo passo. Ora stiamo a vedere quale sarà la risposta dall’altra parte». Ci spera da tempo. Ma stavolta Silvio Berlusconi ci crede un po’ di più, convinto com’è che l’ultima uscita di Massimo D’Alema e il passo indietro di Rosy Bindi rappresentino «un segnale importante». Perché aprire davvero un fronte di dialogo con l’opposizione moderata, tagliando fuori i giustizialisti capitanati da Antonio Di Pietro, rimane il suo obiettivo principale.

È questa la linea guida che ripete di continuo, al telefono, ma anche di persona, ad amici ed esponenti del Pdl che vanno a trovarlo a Villa San Martino. E poco importa, per il Cavaliere («sono venuto qui per riposarmi ma ho avuto in poche ore già diciassette appuntamenti», afferma col sorriso a tarda sera), se siano tante, forse troppe le visite a domicilio, secondo i medici che seguono da vicino la sua convalescenza. Ma «è fatto così e non cambierà certo in questa fase», rimarca un ministro a lui vicino.

Così, nonostante il dolore alla punta del naso e la lunga ricostruzione ai denti a cui dovrà sottoporsi, il premier adesso «sta meglio». Lo riferisce la figlia Marina, lo conferma Paolo Bonaiuti al Gr Parlamento: «Il presidente sta molto meglio, è rinfrancato». E nonostante «il colpo durissimo, i dolori stanno rallentando e l’uomo riprende contezza della sua forza». Tanto da aggiungere: «Posso testimoniare quanto sia determinato e positivo il suo atteggiamento». Quadro psicologico che viene tracciato può o meno da tutti gli interlocutori avuti dal capo del governo nella prima giornata trascorsa interamente ad Arcore, dopo il ricovero al San Raffaele: «L’abbiamo trovato di ottimo umore, reattivo, quasi come non fosse successo nulla, nonostante gli evidenti cerotti sul viso». Giornata scandita dal pranzo con i figli e dalle visite, tra gli altri, di Gianni Letta, Niccolò Ghedini, Fabrizio Cicchitto, Claudio Scajola, Giorgia Meloni, Maurizio Lupi, Laura Ravetto, Luigi Casero e Gianfranco Miccichè (con cui analizza pure la situazione politica in Sicilia, dove il Pdl “ufficiale” è rimasto fuori dal governo presieduto da Raffaele Lombardo).

E senza dimenticare, ci mancherebbe, la telefonata di Gianfranco Fini, che ha voluto sincerarsi delle sue condizioni di salute, concordando di vedersi prima di Natale. Oltre alla chiamata del presidente egiziano, Hosni Mubarak, e al via vai di messaggi e pacchi dono, fatti recapitare alla portineria della sua residenza. Un canovaccio di incontri e strette di mani che dovrebbe ripetersi anche oggi, quando a cena arriveranno Umberto Bossi, Giulio Tremonti e Roberto Calderoli.
Insomma, «Berlusconi si sente confortato dall’affetto che sta ricevendo da ogni parte», riferisce un esponente del Pdl ieri a Villa San Martino, «e non ha alcuna intenzione di rimanere a guardare in silenzio». Ecco perché, dinanzi alla ribadita disponibilità a trovare un punto d’incontro con il centrosinistra, Berlusconi ribadisce comunque che «spetta innanzitutto alla maggioranza, che ha numeri a sufficienza, realizzare le riforme promesse agli elettori, che devono andare avanti di pari passo con quelle sulla giustizia».

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comunicato stampa – coordinamento cittadino coordinamento provinciale giovani IDV

16 dicembre 2009 Nessun commento

L’occupazione da parte dei giovani del collettivo “La fabbrica”dell’ex hotel S.Giovanni a Ragusa, seppur criticabile nel metodo, ha messo a nudo un problema che da sempre persiste in città ovvero la carenza e l’inutilizzo di punti di aggregazione giovanile, di spazi in cui organizzare incontri, convegni o comunque in cui i giovani possano dedicarsi a diverse attività in un continuo scambio di conoscenze ed esperienze con i coetanei. Ad oggi, non esiste, nulla di tutto questo e diamo atto ai giovani de “La fabbrica” per aver provato, riuscendoci in pieno, a smuovere quel pericoloso clima di torpore che si stava creando attorno ai giovani ragusani.

Vogliamo che il problema di mancanza di spazi sociali venga affrontato da parte dell’amministrazione in maniera seria, e venga vissuto come prioritaria importanza a fronte dei tanti giovani che vivono il disagio di non poter esprimere i loro talenti (musicali, teatrali, artistici…) o più semplicemente incontrarsi in strutture atte alla socializzazione tra coetanei. Sperando che la riappropriazione dell’ex-hotel non sia frutto di una futura speculazione edilizia esprimiamo  la nostra vicinanza al collettivo,

Siamo convinti che se il Sindaco pensasse ai giovani al meno un po’ di quanto pensi al cemento e ai viaggi, oggi Ragusa non vivrebbe questa triste mancanza e degrado culturale.

Commissario cittadino Italia dei Valori                    Referente provinciale Giovani Italia dei Valori

Fabio Antoci                                                                      Vito LaTerra

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il Sindaco di Ragusa astioso e intollerante

15 dicembre 2009 Nessun commento

dipasquale
Alle prime uscite del Sindaco di Ragusa rimanevamo sbigottiti del modo e dei contenuti delle sue reazioni alle critiche e al legittimo dissenso. Da un po’ di tempo non ci meravigliamo più perché abbiamo capito, definitivamente, che nei comunicati e nelle dichiarazioni contro l’opposizione siamo di fronte al Di Pasquale vero, autentico, diremmo “al naturale”, nel suo vero volto oltre la cortina propagandistica. Dinanzi al comunicato del Sindaco sul progetto di Via Roma ampiamente ed integralmente riportato su tutta la stampa l’unica reazione avuta è stata quella di avere, purtroppo confermate tutte le nostre perplessità sulla evidentissima e grave anemia di cultura Istituzionale che contraddistingue la personalità del Sindaco pro tempore di Ragusa. Noi non intendiamo scendere in alcun modo al livello nel quale il Sindaco ha voluto portare il confronto con Italia dei Valori e con i suoi esponenti Istituzionali (è estremamente facile ricordare le tante bugie pubbliche espresse dal Sindaco a cominciare dai dati della racc. diff., dal “premio” datogli dall’Istat, delle dichiarazioni da lui fatte alla Comm. Parlament. d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti). Noi siamo abituati a parlare con dati alla mano e lasciamo il Sindaco alle sue minacce, alle sue allusioni, alla sua coda di paglia e al suo comportamento incommentabile e vogliamo, serenamente, entrare nel merito di quanto affermato da questo Coordinamento nel comunicato su Via Roma che confermiamo nella sostanza pur ammettendo che alcuni passaggi avrebbero richiesto una maggiore completezza. Ribadiamo il reale significato che avevamo cercato di esprimere. Nel comunicato dicevamo che “di fatto il progetto del Sindaco era stato bocciato e rimandato …“ ed è quel “di fatto” che confermiamo e che bisogna ulteriormente spiegare. Formalmente la Commissione si è espressa e qui il Sindaco ha ragione ma abbiamo ancora più ragione noi quando affermiamo che “di fatto” il progetto presentato dal Sindaco è stato svuotato ed è stato ritenuto da modificare, in maniera sostanziale, in 3 dei 4 elementi in cui era composto. Il progetto era composto da : 1) la pavimentazione con bicromia di basole; 2) la sistemazione dell’alberatura; 3) l’illuminazione; 4) arredi e panchine. Sulla sistemazione dell’alberatura, secondo punto, si è deciso di “avvalersi di consulenza specialistica”. Sull’illuminazione, terzo punto, si è deciso anche di “di ricorrere a consulenza specialistica” e sulle panche e arredi, quarto punto, si è deciso di rimandare alla Soprintendenza. Un progetto esecutivo è l’ultimo stadio dell’iter progettuale e quindi cosa ha approvato la Commissione centri storici se fino ad oggi non si conoscono le tipologie arboree, il modo come queste verranno disposte, la tipologia dei corpi illuminanti e il loro wattaggio ? quali sono le dimensioni e la tipologia degli elementi d’arredo ? Come possiamo definire questo tipo di progetto “esecutivo” e “approvato” se non si conoscono questi elementi essenziali ? cosa è rimasto del progetto “esecutivo” presentato dal Sindaco ? Quale organo esaminerà questi elementi sostanziali e non marginali ? l’unica cosa certa resta il disegno della pavimentazione. Ribadiamo poi in toto tutte le nostre critiche relativamente alla reale “cura” e “terapia” di cui avrebbe bisogno il centro storico per essere rivitalizzato e in tal senso comunichiamo alla stampa e all’opinione pubblica che avevamo presentato formale richiesta al Sindaco di Ragusa per aprire un confronto su alcune proposte che volevamo presentare all’Amministrazione e non avendo ad oggi ricevuto riscontro non vorremmo che la scomposta reazione del Sindaco sia stata solo il pretesto per non confrontarsi. Invitiamo con assoluta pacatezza infine il Sindaco a non scopiazzare l’ayatollah Khamenei che vuole “eliminare l’opposizione” ed eviti, facendosi un po’ di violenza, gli attacchi personali e diffamatori sui quali risponderemo nei luoghi e nei tempi opportuni perché noi, a differenza sua, siamo in grado di documentare le nostre azioni e quindi si comporti da “primo cittadino” e si confronti senza demonizzare.

Il Coordinatore Cittadino Fabio Antoci e Gruppi Consiliari Provincia, Comune e Circoscrizioni

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Grillo: «L’Italia è come Willy Coyote»

12 dicembre 2009 Nessun commento

Presentazione della lista campana del movimento cinque stelle
REGIONALI:CAMPANIA;GRILLO PRESENTA ROBERTO FICO CANDIDATO ' MOVIIl comico a Napoli: continuiamo a correre e ci accorgiamo del baratro quando ormai è tardi

Beppe Grillo (Ansa)
NAPOLI – Beppe Grillo a Napoli presenta la lista campana del «Movimento a cinque stelle» e sceglie un cartoon per descrivere l’Italia di oggi, Willy Coyote. Come il personaggio dei cartoni Warner Bros, continua a correre, ha oltrepassato il precipizio e se ne accorge solo quando ormai la caduta nel baratro è inevitabile. «L’economia italiana è crollata – dice Grillo agli oltre 500 supporter radunati nella Galleria Umberto – e il Paese è in fallimento, ostaggio di una oligarchia di capitalisti di Stato». Ne ha per tutti il comico ligure, da Berlusconi al pd, e si presenta ai microfoni con la battuta: «Buongiorno a tutti sono Spatuzza».

Bersani, per Grillo, è «il leader di un camposanto». Secondo il comico «non è una opposizione normale quella che non va a votare per opporsi allo scudo fiscale». Poi l’invito a liberarsi di quelle che definisce «zecche di stato», parlamentari giunti alla settima legislatura. L’unico a restare immune dagli strali di Grillo è Antonio Di Pietro. «È una persona integerrima – dice – ed è l’unico che fa opposizione sulla sua pelle». E conclude: «Le soluzioni non possono venire da chi ha creato il problema ma nascono dalla Rete, da cittadini consapevoli e attivi, animati dalla voglia di cambiare il Paese».

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15 dicembre 2009 sala auditorium Camera di Commercio CONVEGNO NAZIONALE sul PAESAGGIO

12 dicembre 2009 Nessun commento

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Il “Pasticcio” di Di Pasquale

11 dicembre 2009 Nessun commento

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Riprendiamo, per chiarezza,  alcune ambigue dichiarazioni del Sindaco di Ragusa riportate dagli organi di stampa e secondo le quali il progetto di riqualificazione di Via Roma “è passato dalla Commissione Centri storici” come per dire che il progetto del Sindaco è tanto bello e tanto valido che la Commissione l’ha già approvato. Purtroppo NON E’ COSI’ !!!  la realtà dei fatti è, ancora una volta, diversa rispetto alla propaganda. In fase definitiva il progetto di riqualificazione aveva avuto il parere negativo e l’astensione di diversi componenti della stessa Commissione. Il progetto esecutivo che ricalca il progetto definitivo è stato portato in Commissione il 26 novembre scorso in una seduta dove si è tentato, da parte del Sindaco Di Pasquale,  di impedire i legittimi e naturali dissensi rispetto ad un progetto privo di logica progettuale e decoro architettonico. Nella seduta unidirezionale il progetto presentato dal Sindaco ha trovato il dissenso del nostro rappresentante Arch. Elena Azzone e dell’Arch. Giliberto e, soprattutto, il diniego della Soprintendente che di fatto ha avocato a sé la modifica del 75% (3 elementi su 4) del progetto presentato dal Sindaco. In particolare, il posizionamento degli alberi, il dimensionamento e la tipologia dei corpi illuminanti per evitare l’inquinamento luminoso, il disegno delle panchine in pietra e degli elementi di arredo. Qual è la qualità progettuale del progetto del Sindaco ? circoscrivere l’intervento alla mera pavimentazione e all’inserimento di qualche alberello nel cemento può sanare dal “coma” il centro storico ?  La “riqualificazione” e “rivitalizzazione” oltre alle scelte urbanistiche forti deve mirare alla composizione di elementi progettuali forti, capaci di ridisegnare il tessuto urbano rendendolo attraente, vivibile, riconoscibile. Senza dire che l’altro progetto che interessa la via Roma da corso Italia alla rotonda è tipologicamente e qualitativamente molto diverso al tratto corso Italia – ponte vecchio. Quindi in sintesi la Commissione non solo non ha approvato alcun progetto esecutivo ma NON LO ESAMINERA’ PIU’ perché il progetto del Sindaco è stato di fatto bocciato e RIMANDATO alla Soprintendenza che lo modificherà quasi totalmente (3 su 4 elementi) e il nuovo progetto passerà quindi a scatola chiusa ( il nostro rappresentante, solitario,  Arch. Azzone aveva richiesto il riesame negato ostinatamente dal Sindaco) ma la cui responsabilità tecnica e progettuale ricadrà anche sui componenti della Commissione. L’ennesimo atto propagandistico e l’ennesimo pasticcio, amaro,  alla Di Pasquale !

COORDINAMENTO CITTADINO RAGUSA

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Mille bandiere un unico ideale: la democrazia. La stampa in Italia E’ stampa di REGIME ! Bersani : “il Pd ha fatto bene a non aderire al No B day”

6 dicembre 2009 Nessun commento


L’evento del No B day è stato fatto contemporaneamente in 26 Paesi nel Mondo e in Italia la televisione “pubblica” non ha ritenuto nemmeno di trasmetterlo (ancora una volta il Pd rappresentanto in Rai non ha fatto alcuna richiesta) ed oggi non solo i giornali di Berlusconi ma anche il resto della stampa fa un sottile e barbaro gioco di esorcizzazione dell’evento ….. SIAMO IN UN REGIME !!! SIAMO IN UN REGIME !!! chi ancora non lo ha capito è in mala fede …

da Antonio Di Pietro :
Non so se provare più amarezza per Il Giornale, che mi attribuisce la regia della manifestazione del 5 dicembre, o per gli articoli de Il Corriere e La Repubblica, che hanno dato piu’ spazio a chi non era in piazza e al perchè ha fatto bene a non esserci piuttosto che ai manifestanti.

Chi non c’era, non c’era e basta, e i cittadini sanno valutare senza alcuno scivolo opinionista che li confonda.

Il trattamento riservato all’Italia dei Valori, che alle manifestazioni contro questa maggioranza non rinuncia, non desta alcuna sorpresa. Oggi è stato rigorosamente rispettato “il tipico copione del giorno dopo” delle manifestazioni popolari. E’ accaduto nei V-Day del 2007 e 2008, sia a Piazza Navona sia a Piazza Farnese.

Chi ieri era in piazza sa tutto. Infatti, chi ieri era in quella piazza, oggi ha capito che siamo in un regime semplicemente leggendo i giornali e, soprattutto, ascoltando la maggiorparte dei vergognosi tg. Il rammarico ed il raggiro sono, semmai, per i cittadini che non c’erano e per chi è fuori dalla Rete.

E’ con questa nuova classe di “emarginati da Internet” che il governo tiene il vento in poppa.

Non solo ieri, ma anche oggi è un giorno di successo per il No B-Day perchè chi ha aderito, e partecipato, ad una delle tante manifestazioni in Italia ed Europa, ora ha la consapevolezza assoluta di trovarsi in un’Italia semi-libera, dove partiti e sponsorizzatori mediatici si spartiscono le spoglie dei cittadini.

Italia dei Valori ringrazia tutti coloro che hanno partecipato ed organizzato l’evento.

Ieri noi abbiamo voluto dimostrare di esserci con le nostre bandiere, con la nostra raccolta firme perché noi ogni giorno ci facciamo carico di rispedire a casa questo Presidente del Consiglio, ogni giorno diamo voce nelle istituzioni alle migliaia di richieste di aiuto che si sono sollevate nelle piazze di ieri. E, quando i cittadini chiamano, per noi è il momento dell’ascolto, della verifica e della conferma che stiamo bene interpretando i loro bisogni.

Sono orgoglioso di esserci stato, ragazzi, come cittadino prima e come politico poi.

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da Fabio Prelati: Consiglio Comunale di Vittoria. L’ambiguità sulla privatizzazione dell’acqua

5 dicembre 2009 Nessun commento

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Ieri sera il Consiglio Comunale di Vittoria, come tanti altri Consigli della Sicilia, era chiamato a deliberare sull’approvazione, ai sensi degli art. 32, 33, 41 della L.r. 10.2.2004, n. 1, della proposta di legge di iniziativa dei consigli comunali e popolare “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque. Disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico in Sicilia”.

Ebbene, ad inizio di seduta il Consigliere Mascolino del MpA chiede il rinvio per “avere il tempo di approfondire la tematica”, proposta che non viene approvata, poi il centro destra (Artini, Terranova, Dieli, Ragusa, Maira, Greco, Mascolino) abbandona l’aula facendo venir meno il numero legale. A tal proposito sarebbe stata opportuna la presenza di alcuni consiglieri del PD, di Azione Democratica (Aiello), e della Sinistra.

Giudico grave la scelta operata dai consiglieri di opposizione che su un tema di tale importanza non prende posizione e lascia intendere chiaramente di essere d’accordo con la privatizzazione dell’acqua. E pensare che mesi addietro gli stessi avevano votato favorevolmente un ordine del giorno con il quale si dichiarava l’acqua bene pubblico non negoziabile! Mistero!

Noi ribadiamo con forza la contrarietà verso la scelta scellerata del Governo Berlusconi e ci batteremo affinché, oltre al senso di giustizia, alla formazione nella scuola, alla confisca dei beni alla Mafia, alla uguaglianza dinanzi alla Legge, non ci sottraggano anche il diritto di disporre dell’acqua quale bene pubblico!

Fabio Prelati Capogruppo IdV in Consiglio Comunale

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