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31 gennaio 2010

LEOLUCA ORLANDO : L’ETICA DELLA CONVENIENZA LO SVILUPPO DEL MEZZOGIORNO NON E’ SOLTANTO INTERESSE DEI MERIDIONALI.

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Sabato 30 gennaio, a Bari, Italia dei Valori ha organizzato una iniziativa per indicare azioni e proposte del nostro Partito a sostegno del Nord e del Centro del Paese, a sostegno dell’intero Paese, e non soltanto a sostegno del Mezzogiorno. Tutto si tiene.

Difendere e promuovere storia, presente, prospettive dei territori è una grande operazione culturale, economica e politica.

La difesa e promozione del “valore territorio” non deve però prescindere da altri valori: rispetto della persona umana, di ogni persona umana, legalità dei diritti, laicità, contrasto ai conflitti di interessi.

La pur doverosa difesa e promozione dei territori, se è priva di rispetto per altri valori, produce egoismo localistico, intolleranza, razzismo, specie nei territori sviluppati (Lega Nord docet).

Così come la pur doverosa difesa e promozione dei territori, se è priva di rispetto per altri valori, produce clientelismo, acquiescenza e subordinazione a illegalità e mafie, specie nei territori meno sviluppati (sono i partiti localistici, autonomistici meridionali vagheggiati dalle mafia).

Il Mezzogiorno rischia di trovarsi in una condizione per la quale contamina il resto del Paese con i suoi vizi, senza rendere possibile al resto del Paese di utilizzare i suoi meriti; con la conseguenza, cioè, che si esportano i vizi, ma non si valorizzano i meriti del Sud.

È un’etica della convenienza – con riferimento al bene comune e nazionale -che credo andrebbe applicata con riferimento, in termini culturali, economici e politici, al rapporto tra Nord e Sud del Paese.

Conviene all’intero Paese aiutare la crescita culturale, sociale ed economica del Sud.

Secondo passaggio: un vizio tipicamente meridionale, che in tanti e da tanti anni contrastiamo, si chiama « cultura dell’appartenenza». È quel meccanismo perverso per cui a qualcuno che rivendica un diritto non viene chiesto « chi sei, che sai, che sai fare », ma « a chi appartieni ».

Questo rischia di diventare un vizio nazionale, cultura nazionale.

Ulteriore elemento di convenienza è creare le condizioni perché il Mezzogiorno possa crescere attraverso l’etica della responsabilità individuale, il rispetto delle regole, il rispetto del tempo e il rifiuto delle logiche dell’emergenza.

Il nostro progetto è che un giorno si stabilisca che è fatto divieto di ricorrere a proroghe e a deroghe, è vietare il ricorso continuo e pretestuoso a logiche di emergenza Non è spesso l’emergenza la catastrofe, ma è il troppo spesso continuo e pretestuoso ricorso a logiche di emergenza la catastrofe.

Mi sembra doveroso fare questa premessa, perché appaia chiaro che nessuno può ritenersi esente da responsabilità, quando si parla del divario tra Nord e Sud; in primo luogo, ovviamente, le classi

dirigenti del Mezzogiorno che perseverano in pratiche clientelari e illegali e si ostinano a non comprendere che tutto ciò non è conveniente, ovviamente in un’ottica di bene comune e nazionale.

Le proposte che abbiamo inserito nella agenda di IdV sono, tutte e rigorosamente, ispirate a quella premessa dell’etica della responsabilità e del rifiuto della logica che il Nord del Paese o l’intero Paese sia responsabile, perché presta poca assistenza al Sud. Si tratta di una logica perversa, perché comunque accetta la logica dell’assistenza come risoluzione dei problemi. L’aumento di disoccupazione nel nostro Paese – e in particolare nel Mezzogiorno – costituisce un’emergenza nazionale e, quindi, da questo punto di vista, occorre promuovere tentativi di consolidamento di un tessuto imprenditoriale meridionale, creando un contesto che finisca con l’essere utile alla produzione e all’occupazione, insieme.

Da questo punto di vista, proponiamo la reintroduzione del credito di imposta, in particolare nelle regioni dell’obiettivo convergenza, a favore dei datori di lavoro che trasformano in contratti a tempo indeterminato quelli che non lo sono.

Proponiamo attenzione all’efficienza dei servizi pubblici nel Mezzogiorno, con specifico riferimento non soltanto all’INPS, ma anche ai centri per l’impiego e agli organi ispettivi per i contratti di lavoro per evitare che ci sia un lavoro, sommerso e nero e ci sia mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro.

Proponiamo ancora che ci sia un intervento di sollecitazione, razionalizzazione e orientamento della spesa regionale per la formazione professionale, troppo spesso fonte di sprechi e di clientelismo, e che nello stesso tempo essa sia finalizzata all’effettiva qualificazione per l’inserimento nel mondo del lavoro.

Proponiamo che venga assunta una posizione netta e chiara riguardo alla necessità di salvaguardare i siti produttivi presenti nel territorio nazionale, in particolare nel Mezzogiorno.

Proponiamo una particolare attenzione con riferimento alla FIAT di Pomigliano e di Termini Imerese, perché non si può accettare che il più grosso gruppo industriale storico in Italia, la FIAT, faccia la fine di quelli che, in un celebre libro, Massimo Simili definisce

« gli industriali del ficodindia »: quelli cioè che vanno in una regione dove crescono i fichidindia, normalmente le regioni meridionali, presentano una inconsistente iniziativa di attività economica, si prendono i contributi e poi se ne vanno.

E’ veramente singolare, inoltre, che nel nostro Paese la FIAT si comporti ancora oggi come se avesse il monopolio, non soltanto chiudendo le proprie aziende, non soltanto delocalizzando le proprie produzioni, non soltanto prendendo danaro pubblico, ma poi impedendo anche ad altre società costruttrici di auto di produrre in Italia.

Siamo un Paese nel quale, com’è noto, c’è uno scarto assai forte tra auto prodotte e auto acquistate. Il rapporto è di circa uno a tre: tra le auto che vengono prodotte in Italia e le auto che vengono invece vendute.

Circa i due terzi del mercato automobilistico in Italia è costituito, infatti, da auto non fabbricate nel nostro Paese.

La Fiat non può, al tempo stesso, decidere di lasciare Termini Imerese ed impedire che in quel sito possa esserci un’altra attività imprenditoriale, in concorrenza con la FIAT.

Abbiamo consegnato a Palazzo Chigi una proposta; chiediamo che il Governo nazionale assuma, come proprio, questo tema e costringa la FIAT a restare o, comunque, dica alla FIAT che, nel mondo, non c’è solo la FIAT.

Se la FIAT pensa che nel mondo non c’è solo l’Italia, l’Italia ha il diritto di pensare che nel mondo non c’è soltanto la FIAT !

Devastante economicamente ed eticamente è, in questo scenario la bufala del ponte sullo stretto che – in contrasto con l’affermazione che l’opera sarà interamente a carico dei privati- utilizza un miliardo e seicento milioni di euro pubblico per l’avvio di lavori di un ponte, privo ancora oggi di un progetto esecutivo! Questi soldi, in mancanza di un progetto esecutivo, saranno una grande abbuffata per lavori inutili di movimento terra da affidare alle imprese del settore, tradizionalmente legate a mafia e ‘ndrangheta. Un ponte “bufala”, un ponte tra mafia siciliana e ndrangheta.

E poi, con il pretesto del formale e virtuale avvio dei lavori, le imprese concessionarie potranno chiedere rimborsi miliardari per un appalto non realizzabile e non realizzato.

Proponiamo ancora, che vengano assunti interventi, per quanto riguarda il settore agricolo; molto spesso viene dimenticato il sostegno e l’attenzione alla filiera agricola.

Infine, proponiamo attenzione per l’innovazione, per le produzioni tipiche e per le produzioni dei diversi territori, se non vogliamo che ci sia la fuga dal sud.

Si sente, ancora, dire che i migliori se ne vanno.

I migliori se ne sono sempre andati.

Nella storia dell’umanità il migliore, per definizione, se ne va. Se qualcuno è migliore per quanto riguarda il salmone non può restare a Palermo, se qualcuno è migliore nella danza moderna, forse, anche New York è inadeguata per restarvi.

Bertolt Brecht, sicuramente era un migliore; Brecht (che era nato ad Augsburg, città colta, città dei Fugger, con le tesi di Lutero e candidata ad essere capitale europea della cultura), amava dire di questa città che la cosa più importante che c’è è il treno che porta a Monaco di Baviera; per un migliore, Ausburg era troppo piccola, troppo inadeguata.

Il dramma non è che se ne vanno i migliori; il dramma è che diventano migliori quelli che se ne vanno. A parità di titoli, a parità di merito, chi se ne va diventa migliore, trova comunque un lavoro, un lavoro serio, fa carriera, e chi rimane, invece, è condannato a chiedere ad un politico clientelare, in cambio dei voti della famiglia, un posto in nero a part time in un call center. Vediamo diplomati e laureati che passeggiano per le strade del sud, elemosinando un posto di lavoro e poi, dopo cinque, sei, otto o dieci anni, scoprono che il compagno di studi, di scuola, di università, bravo quanto loro (non necessariamente più bravo di loro), fuggito all’estero ha trovato lavoro, ha fatto carriera. È un problema che non è più soltanto meridionale, comincia ad essere un problema nazionale.

I bravi se ne vanno e chi se ne va diventa migliore. Se ne vanno quelli che hanno, restano quelli che non hanno.

In passato, se ne andavano quelli che non avevano titolo di studio, sensibilità artistica, capacità imprenditoriale, se ne andavano con la valigia di cartone e mandavano lodevolmente i soldi alle famiglie rimaste in Italia.

Adesso accade tutto il contrario: se ne vanno quelli che hanno un titolo di studio, sensibilità artistica, capacità imprenditoriale, se ne vanno con il computer, non con la valigia di cartone, e non mandano i soldi dall’estero alla famiglia, ma hanno bisogno dei soldi della famiglia per andare all’estero.

E non tornano più.

Da ultimo, ma non per ultimo, la bufala della lotta alle mafie, gli attacchi dell’attuale Governo alla magistratura, la persistenza in carica di politici corrotti e collusi con le mafie, l’abuso di condoni e sanatorie, di ogni forma di illegalità quali lo scudo fiscale e la vendita dei beni confiscati indeboliscono lo Stato di diritto, accrescono il potere delle mafie di controllo anche economico dei territori meridionali e non solo, costituiscono una pesantissima palla al piede e una fonte di pervasivo inquinamento, non soltanto del mezzogiorno, ma dell’economia, della politica e della cultura dell’intero paese.

L’Italia ha convenienza a che la metà del suo territorio sia competitiva; ha convenienza per un ordinato sviluppo che trasformi le contrapposte questioni meridionale e settentrionale in una grande questione nazionale.

Un cordiale saluto

Leoluca Orlando

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