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6 maggio 2010

da Telenova : enigma ibleo

ENIGMA IBLEO

Il ritmo dei suoi viaggi è sempre più incalzante: le ultime due partenze nell’arco di un mese si sono distanziate meno di 15 giorni. E’ appena tornato il sindaco Nello Dipasquale. E’ stato in Africa: Tunisia o Libia. Con lui un noto costruttore. Non sopportava la idea di trascorrere una notte, quella bianca, con Ciccio Barone che veniva sbaciucchiato dalla folla e, così, si è trascinato dietro il simbolo materiale della sua fissazione: la fusion tra l’istituzione e il mattone. Un piccolo dispetto a Barone, però, glielo ha fatto: si è dimenticato di lasciare detto che i gabinetti pubblici, quelli nuovi di Corso Italia, quelli sotto la piazza San Giovanni dove una pipì costerà 50 centesimi, dovevano rimanere aperti per la notte bianca, e così i ragusani con le parti basse in subbuglio correvano tenendosi le braghe e stringendo le cosce per raggiungere una toilette. Barone era convinto che tutti quei gran gesti delle masse sconosciute che lo incrociavano fossero di consenso, non capendo che la gente, già sfinita dallo sforzo contenitivo, lo mandava a quel paese con tutto il completino viola che aveva scelto come mise. La serata, piacevole, è stata un flop per i commercianti. Non si vende né di giorno, né di notte, e la notte, da queste parti, di bianco non ha nulla, è proprio buia e fonda. I commercianti ragusani, ciononostante, si meritano un premio alla tolleranza perché la parola d’ordine della categoria è sperticarsi in florilegi verso l’amministrazione come se, con questo gioco dello struzzo, la miriade di negozi chiusi in corso Italia riaprisse di botto. Ognuno si difende come può dalla crisi, anche facendo finta che essa non esista. Rimane il problema, però, che certi tipi di bubboni presto o tardi esplodono. Succede con il turismo, di cui conosciamo solo le ricadute benefiche sul primo cittadino che si permette, non si sa come, un andirvieni continuo per i mari mentre qui a Ragusa tutto langue. Persino l’ufficetto delle informazioni turistiche, quello della Pro Loco facente riferimento agli apparati di propaganda del sindaco, il primo maggio è rimasto chiuso forse perché, essendo il gran padrone all’estero, la corte si è concessa il riposo e si è afflosciata. Anche la cultura va malissimo e, qui possiamo dire, senza tema di smentite, che l’assessore Barone il paramento viola luttuoso l’ha azzeccato eccome. L’Università infatti è andata, affondata, morta. Ci raccontano la storiella del quarto polo che è solo una speranza, una teoria, una promessa, o forse un capriccio, alimentato della ministra siracusana Prestigiacomo che non può nel suo reame far fallire Siracusa, progetto a cui si è aggrappato disperatamente il nostro senatore Giovanni Mauro presidente del Consorzio. Con cadenza settimanale ci infiocchettano un proclama dell’università del futuro, ma di quella che c’è non ne parlano. Ve ne parliamo noi. Martedì 4 maggio, dall’Ateneo di Catania è arrivata la notizia che Lingue smantellava e che tutti i docenti erano richiamati a Catania. Il motivo? La facoltà di Lingue non possiede, secondo il Ministero retto dalla Gelmini, i requisiti minimi di sopravvivenza e, quindi, Lingue di Catania potrebbe divenire un corso della facoltà di Lettere. A Ragusa, ovviamente, di tutto ciò non c’è traccia. Non ne parla Mauro ultimamente ritratto da Video Regione su un sofà tardo barocco rosso cardinalizio mentre con gli occhi rossi raccontava i patimenti della galera; non ne sa nulla, riteniamo, Leontini, eccitato come un ariete a sfondare la presidenza della Regione; non ne sa nulla Gianni Battaglia troppo intento a stringere alleanze nel Pd e a ridimensionare Calabrese che si è liberato dalle catene della sudditanza; non ne sanno nulla né Gurrieri né La Grua; ma questi, per fortuna, hanno il senso della misura, prendono poco e contano niente. Nell’insieme, sono la cinquina della vergogna perché la partita dell’università l’hanno condotta malissimo trattando la comunità dall’alto in basso e imbastendo con prosopopea un ricorso amministrativo contro Catania, poi ritirato, dunque mai arrivato in alcuna aula, che pare sia costato, per la sola parcella di un giovane avvocato, oltre 20 mila euro. Sempre splendidi i nostri deputati! E Roccella direttore in pectore del porto di Marina? Attende con gratitudine, fiducia, eterna riconoscenza, stima, assoluta aderenza al Palazzo, la nomina, e se Dio lo vorrà, persino un giro in barca con il sindaco, segno evidente di legame indissolubile. Illusione. Anche Franco Muccio solo quattro mesi fa navigava in Tunisia con il sindaco e poi è stato mollato. E la barca del sindaco? Sta in un porto della Tunisia, lontano da noi, lontano dal nostro meraviglioso e misterioso porto. Perché il sindaco snobba il nostro approdo? Perché disperato cerca sempre altre Itache? Chissà se Roccella riuscirà nell’impresa di convincere Nello Dipasquale a fare rotta verso Mazzarelli?

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