17 maggio 2010
quanti facci ha u caciocavadu ? di pasquale consulente per l’agricoltura a carico della regione su disposiz. Leontini cosa dice ? da Telenova : Dimmelo …. per favore …. dimmelo ….

“Non tenermi sulle spine, dimmi pure se è la fine… Dimmelo, per favore dimmi se mi vuoi bene come prima o per te sono un problema ormaià” E’ il grande Celentano con la sua Apri il cuore. Quando si soffre per amore anche la cultura va a farsi fottere, e la canzone italiana, quella che ci rende uguali nei drammi di cuore, è la sola a rendere il nostro dolore nella sua pienezza. Innocenzo Leontini ha chiuso il pianoforte, gettato gli spartiti jazz, e, con la foto di Nello Dipasquale stretta al petto giace riverso sul coperchio tastiera senza provare a soffocare il pianto nell’ascoltare il Cd di Adriano che gli invade il cervello. E’ andata, la pugnalata è arrivata con interezza, vigore e necessità storica. Se lo rigirava in mano da troppo tempo ‘sto coltellaccio, Nello Dipasquale. La lama gli usciva da tutte le parti, gli strillava la notte, lo lambiva per fargli provare il caldo sbigottimento dello scorrere del sangue, si era ammantata finanche di coscienza politica per fargli lezioni di sano individualismo, gli veniva in sogno ricordandogli che Bruto pugnalò Cesare per salvare la repubblica. Il tradimento, si sa, è questione genetica, glielo ha spiegato Zichichi che riesce a pasticciare scienza, coscienza, atomo, dio, tecnologia, meraviglie del nucleare, l’effetto serra che è solo una bugia, Galileo abiurò ma non per la paura che la Chiesa lo facesse fuori, la Ministra Gelmini che sta attuando la rivoluzione favorendo la vera ricerca nelle scuole, la geometria euclidea che è vecchiaà frasi illuminate dal capriccio della senilità e da un esilarante attitudine al “nonsense” (centrata ed esaltata da Crozza) che per il nostro divertimento colpisce oltre ai comici anche i fisici al servizio dell’anticontemporaneità quando urlano che un disegno divino solo in apparenza confligge con la ragione. Nello Dipasquale che sa cogliere il valore potenziale della fregnaccia distruttrice del pensiero morale, aveva bisogno del sistema assolutorio di un professore molto contestato e considerato più o meno una macchietta dalla comunità scientifica internazionale, e così si è buttato con furore alla ricerca del suo dio, se stesso, entità talmente adorabile da risultare sempre nel giusto. Il coltello è stato affondato come atto preparatorio alle elezioni regionali che tutti annusano. Il ferimento mortale è stato ufficializzato dall’onorevole Nino Minardo il quale ha dichiarato che l’uomo della pace, il giovane che guarda al futuro, l’unico autentico rappresentante di Angelino Alfano in provincia è il sindaco di Ragusa. Solo gli sciocchi, i creduloni, e gran parte del popolo della libertà sempre compiaciuto nell’acclamare come salvatori i truffatori, avevano bevuto la storiella di un Nello Dipasquale vivacetto, scalpitante, ma comunque fedele a Leontini. Il tempo è galantuomo, fa emergere la vera natura dell’uomo. Il sindaco di Ragusa che è un talento di ambizione e furbizia, la strada dell’allontanamento da Leontini se l’è costruita con sapienza: ha annientato ogni funzione, anche apparente, del partito di Berlusconi attirando nella sua tela i personaggi del centrodestra ragusano, ha attivato una politica clientelare tutta accentrata a sé, si è accreditato agli occhi debolissimi della sua maggioranza come referente privilegiato della buona società conservatrice della città, ha frantumato l’autonomia dell’universo cattolico dell’Udc; un elemento, quest’ultimo, indispensabile per compensare, a tradimento compiuto, lo sdegno di una piccola parte del PdL che potrebbe non votarlo. Nello Dipasquale aspira a divenire deputato regionale; fare il sindaco per tipi come lui che percepiscono sensualmente il potere è avvilente. E’ una febbre, quella di Nello Dipasquale, è una smania la sua per la Regione. Chi lo conosce e lo frequenta testimonia questa ormai insopportabile ossessione, descrivendo ogni mossa del sindaco come finalizzata a questa mèta. L’accelerazione impressa da Nello Dipasquale nell’avvicinarsi a Nino Minardo è solo dettata dalla possibilità concreta che le elezioni anticipate si materializzino, non è un cambio di corrente. Minardo serve a Dipasquale per porsi verso i vertici del partito come esponente sganciato dal vincolo opprimente della adesione a Leontini, come un battitore libero, e questa è l’unica condizione che gli consentirebbe di mettere in campo la sua candidatura assieme a quella dello stesso Leontini e di altri, all’insegna della novità tutta ragusana di una politica di centrodestra operosa e brillante. E a che serve Dipasquale a Minardo? A disgregare l’altra metà del PdL e, supponiamo, anche a divertirsi un sacco. Il giovane deputato, nonostante le vergogne nazionali del suo governo, qualche cosa di buono l’ha fatta (il sì al parco degli iblei, l’attivismo sull’aeroporto e la Ragusa Catania) e un po’ di trastullo lo merita. E Nello Dipasquale non lo fiuta il possibile pericolo della presa per i fondelli? Certamente sì, ma si gioca lo stesso tutto; e se è fortunato e gli equilibri precari della Regione saltano, la poltrona dell’Ars è un miraggio acciuffabile. Che liberazione per la città di Ragusa! Lui, la sua barca, i suoi consulenti, i suoi costruttori, tutti nella Palermo dalle grandi mammelle da succhiare. Prima di concludere augurandogli la crisi del governo Lombardo e il trasferimento nella conca d’oro, diamo uno sguardo alle ultime robe che ha combinato. Si è scordato dei 150 anni dell’unità d’Italia, facendosi soffiare il ricordo del patriota Luciano Nicastro da Franco Antoci, e, sempre parlando di eroi per scelta e per disgrazia ha intitolato una strada a John Spataro il manager di origine ragusana defunto nelle Torri Gemelle, ma si è dimenticato di invitare i parenti alla cerimonia. C’è uno zio a Ragusa, Gaudenzio Spataro, di 75 anni, fratello del padre del giovane, che ha saputo della commemorazione da giornali e tv, e ora questo signore anziano non capisce perché non lo abbiano avvertito che così avrebbe partecipato ed avrebbe contattato i genitori del povero John che traggono conforto da queste iniziative. Il signor Spataro ci ha raccontato che “il sindaco a lui lo conosce perché quando realizzarono la lapide alla Provincia, e non fu invitato neanche lì, fu poi Nello Dipasquale, come presidente del consiglio provinciale, a farlo accomodare in un salottino”. La pietà come propaganda, non c’è male; serve anche questa, anzi serve eccome, quando si profilano le elezioni. Concludiamo con Innocenzo Leontini. Distrutto, sognante, passa da Celentano ad Aznavour ritornando a quando lui e Nello erano una cosa sola. Sussurra “Après l’amour”, e poi sferra un pugno alla foto dell’ingrato.

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