tratto da TELENOVA
Il Cuore oltre l’ostacolo
E’ difficile provare a raccontare la speranza e la felicità civica alla notizia che il centrosinistra ragusano, grazie al coraggio di Italia dei valori, sfiderà unito con Sergio Guastella candidato sindaco il vecchio governo di Nello Dipasquale. E’ difficile gioire di un piccolo passo proiettato ad un futuro più equo e più equilibrato di una piccola città se essa è solo un puntino nel Mediterraneo in fiamme. Eppure avere rivisto per centinaia di volte, in queste ore, in tutti i telegiornali del mondo, la nostra immagine, la nostra isola, immersa in un mare di incertezza, morte, caos, ci deve dare la forza di misurare questa paura e di declinarla con l’intelligenza della nostra coscienza. La verità di paesi stanchi delle diseguaglianze, del dispotismo, della censura, ci è stata sbattuta in faccia costringendoci ad aprire gli occhi e a strapparci dal viso il velo illusorio della nostra incontaminata fortuna e bellezza. No, la Ragusa grande di nuovo non è mai esistita e quindi mai tornerà; c’è solo un promontorio che si allunga verso orizzonti simili e misteriosi. Gli elementi di casualità c’entrano sempre e parecchio negli accadimenti dei singoli individui e nei destini dei popoli, e comunque oggi mentre ci avviciniamo all’appuntamento elettorale per il rinnovo del governo della nostra Ragusa in questo clima di confusione che affligge la parte del pianeta da noi abitata, sappiamo che quel disagio, quella vergogna, quella rabbia sommersa, quella sottile nausea che si sentiva – e non solo nel centrosinistra – nell’essere costretti a subire un governo cittadino drogato dalla propaganda, dal culto della persona, dalla prepotenza della ignoranza, era una sofferenze giusta perché nasceva da una impostazione sbagliata sin dalle fondamenta. Non è una forzatura legare l’agire di Nello Dipasquale ai tempi che viviamo. Abbiamo vissuto 5 anni soffocati da una istituzione mastodontica come consenso, numero di consiglieri acquistati, capacità clientelare, tentacolarismo lobbistico, che ci aveva umiliato in uno stato di rassegnata adesione. Abbiamo visto una città piegarsi, persino con le sue più dinamiche associazioni e categorie, ad una visione di disimpegno sociale e di rifugio mirato alla conservazione di interessi miopi e di brevissima durata. Nello Dipasquale ha cancellato l’ansia di giustizia, di libertà, di sviluppo sostenibile, incatenando la città morente in uno stato di falsa innocenza sfoggiabile per giustificare scelte ottuse e autarchiche (parco degli iblei, piano paesaggistico, peep), e ponendosi come unico e residuale uomo politico del fare – più che altro male – offrendo ai cittadini ragusani la possibilità di aggrapparsi all’uomo dominante. In questa cornice illuminata dalla faccia del rais – ultimamente ritratto rilassato sul sofà – una consideravole parte dell’opposizione aveva arrancato, si era smarrita, era risultata vana, non era riuscita ad aprire gli animi narcotizzati. Abbiamo già dato atto al Pd di avere trovato il proprio orgoglio scegliendo un uomo preparato, colto, stimato come Sergio Guastella, ma oggi l’apprezzamento di tutto il centrosinistra ragusano deve andare all’Italia dei valori. Avere scelto l’unità convergendo su Guastella dà vigore ed energia all’insieme di uomini e donne che sfiderà il governo di centrodestra perché la rinuncia di Giovanni Iacono rimarca la differenza tra la politica dei rais, e quella che invece punta sul diritto di migliaia di persone a rivendicare dignità civile, proposte serie, onestà amministrativa, condotta integerrima, espansione ed emancipazione culturale, riconoscimento del merito, possibilità di lavoro, smantellamento delle troppe cricche affaristiche che nutrono il centrodestra ragusano. Giovanni Iacono e l’intero gruppo dirigente di Idv hanno aperto una stagione di primavera nel centrosinistra ragusano. Non ci sono stati accordi e spartizioni sugli assessorati fra il Pd, Sergio Guastella e Italia dei valori, non siamo nel campo di Nello Dipasquale che da mesi promette poltrone, non siamo nel Pid di Giovanni Cosentini dove si chiede ai giovani disoccupati di mettersi in lista, di fare un sacrificio che sarà riconosciuto al momento opportuno, ma sarebbe magnifico proporre agli elettori Guastella sindaco e Iacono vicesindaco: sarebbe un’offerta politica e umana di spessore per potere mandare via Nello Dipasquale. In Egitto la piazza ha gridato uno slogan semplice, potente ed eloquente: Noi siamo qui. E noi non siamo lontani o estranei al mondo contemporaneo, ce lo dice quella cartina che ogni sera in Tv ci restituisce la nostra microscopica centralità. Essere grandi significa misurare la propria condizione. Il centrosinistra è in grado di farlo: con Sergio Guastella, con Giovanni Iacono, con tutti noi. Il cuore oltre l’ostacolo è stato buttato grazie alla lungimiranza di Italia dei valori. I dubbi sul nostro futuro stanno emergendo, ora dopo ora, dopo gli avvenimenti africani. Serve serietà, onestà, umiltà, entusiasmo per le novità, fiducia nella tecnologia, rispetto per il prossimo, per uscire dalla menzogna in cui ci ha costretto il centrodestra. Nello Dipasquale e i suoi fans, pierre, servitori passavano la voce che il figlio di Gheddafi un giorno o l’altro sarebbe approdato o era approdato al porto di Marina. Così ci eravamo ridotti, a sognare di guardare il Rex, a fantasticare di annusare la ricchezza dittatoriale. Questa è la grandezza che ci proponeva Nello Dipasquale. Che se la tenga quella sua Africa che non c’è più; noi meritiamo un futuro.