
Da ogni parte d’Italia il popolo dei giusti è sceso nelle strade di Palermo per far sentire il suo grido di protesta, come un’unica famiglia si è stretto nel ricordo e nella memoria del giudice Paolo Borsellino, a cui sono stati dedicati gli ultimi tre giorni attraverso manifestazioni, eventi, momenti di preghiera e a sostegno dei magistrati che indagano sulla trattativa stato-mafia.
L’intento non è stato solo quello di ricordare la straordinaria figura del giudice, ma quello di chiedere e pretendere, dopo diciannove anni, la Verità sulla strage di via D’Amelio, sulla trattativa Stato-mafia ed i nomi e i volti dei suoi protagonisti, così come gli artefici dei depistaggi che ancora confondono e pongono inquietanti interrogativi. Si è vicini a raggiungere l’obiettivo, ma appena i contorni sfocati degli avvenimenti iniziano a prendere forma tangibile, “qualcuno” dall’alto si prodiga a gettare aloni di fumo per dissolverli, così che le ombre ripiombano prepotenti su dove poco prima sembrava calata la luce.
Antonio Ingroia al convegno del 18 luglio tenutosi presso la Facoltà di Giurisprudenza, paragona la ricerca della verità e le indagini ad una porta che lui insieme agli altri magistrati cercano di aprire, ma per quanto possano spingere, dall’altra parte c’è chi spinge più forte di loro e non permette di entrare nella stanza della verità. Per ora siamo giunti solo alla sua anticamera ma se tutt’insieme mettiamo con forza e determinazione i nostri piedi per bloccare la chiusura di quella porta, allora una speranza potrà esserci.
Proprio per questo, ora più che mai, bisogna tener duro e insistere che giustizia sia fatta, anche se si tratterebbe di una giustizia ingombrante e scomoda che potrebbe sgretolare le fondamenta di uno stato corrotto e assassino. L’Italia, però, è pronta per questo cambiamento, è pronta a ricostruire là dove venga smantellato il marcio che all’apparenza non emerge, ma all’interno corrode silenzioso. Ciò che l’Italia dei giusti ha chiesto e chiede è il riscatto di un paese la cui democrazia sgorga dal sangue di stragi, che, dal 78 ad oggi, formano un enorme buco nero nella nostra storia. Troppo spesso e con troppa facilità la giustizia è stata spogliata della sua dignità e dei suoi attributi di uguaglianza ed imparzialità, di alta e suprema fonte di ideali sui quali un paese si fonda ed è ora di restituirla al suo antico splendore di unico valore legittimante.
Se si priva un paese della sua giustizia, cosa ne resta? Se si lascia calpestare la costituzione, fonte sacra del diritto e madre dell’entità nazionale, con che faccia i cittadini italiani insegneranno ai propri figli la storia? Quale coscienza potrà camminare a testa alta rapportandosi con chi per quella giustizia e per quella costituzione ha dato la vita?
La gente che negli scorsi 17, 18 e 19 luglio ha riempito le strade di Palermo ha mandato un messaggio importante e fondamentale: questa società ha smesso di dormire, si è destata dal sonno e dal torpore che non le permettevano di capire la gravità di ciò che stava accadendo, le menzogne e le promesse infrante di uno stato che non gli appartiene più e che, giorno dopo giorno, tenta di dare in pasto al suo popolo una facciata di democrazia con retrogusto amaro di corrotta dittatura. A ciò il popolo risponde chiedendo allo stato di tener giù le mani dalla giustizia, giù le mani dalla costituzione e dalla sua sacrosanta divisione dei poteri, giù le mani da “Ingroia, Di Matteo e Scarpinato, perché loro sono il nostro stato”!
Il giorno del cambiamento è alle porte, il giorno in cui gli eroi italiani come Paolo Borsellino e Giovanni Falcone avranno finalmente la loro giustizia non è lontano, poiché l’ultimo sole dell’ omertà e del silenzio è tramontato insieme all’indifferenza di cui, fin ora, hanno beneficiato i disonesti e i collusi che con la mafia hanno stretto un patto sulle spalle dei cittadini italiani e degli uomini onesti. Ora, questo sporco gioco che da troppo tempo si è svolto indisturbato nell’ombra, troverà pane per i suoi denti e non basteranno porte d’acciaio, né muri di cemento armato o menzogne narcotizzanti di fragili coscienze per impedire al popolo dei giusti di giungere alla verità, per dare dei nomi ai responsabili delle stragi del 92, nomi che non si capisce perché, o forse si…, c’è il sospetto coincidano con chi oggi sta cercando di distruggere la nostra democrazia e ostacolare la nostra giustizia, o con chi ha osato definire le stragi “delle vecchie storie”. Siamo dispiaciuti per queste persone, ma purtroppo per loro, gli italiani alle loro “vecchie storie” sono molto affezionati e, come questi giorni hanno dimostrato, dubito fortemente che smetteranno di raccontarle o meglio, di gridarle, almeno fino a quando la parola fine non coinciderà con la parola Verità, poiché, “caro Stato”, il tuo popolo è italiano e agli italiani piace il lieto fine, hai presente? Quello in cui i cattivi vengono scoperti e pagano per i loro inganni, quello in cui i giusti vengono riscattati e gli eroi giustamente ricompensati!
Maria Elena Manenti
Dipartimento Giovani Idv Sicilia- Area tematica legalità