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12 settembre 2011

Le verità che fanno male

 

 

Ragusa, 11 settembre 2011

Ci aspettavamo che l’aver dato un’informazione finalmente chiara, corretta, documentata e circostanziata sulla reale situazione della presenza universitaria a Ragusa avrebbe provocato la scomposta reazione di chi, per oltre un anno, nulla ha fatto per far sì che non accadesse l’inevitabile.

Costoro, che oggi lanciano strali avvelenati contro l’unica forza politica che ha sempre fatto della trasparenza, correttezza ed onestà dei comportamenti e delle dichiarazioni la propria bandiera, hanno una sola ed unica preoccupazione: nascondere all’opinione pubblica, ai cittadini ed ai loro elettori, la propria insipienza e la propria inadeguatezza ad adempiere alle funzioni che sono stati chiamati a svolgere.

È noto, al di la di ogni ragionevole dubbio, che i patti sottoscritti il 22 giugno 2010 con L’Università di Catania, sono stati da quest’ultima puntualmente rispettati e l’evidenza dei fatti e dei documenti dimostra che, al contrario, da parte della casta nostrana nulla è stato fatto, a parte vani proclami di sapore demagogico elettoralistico e sciocchi girotondi di poltrone nella convinzione di doversi spartire l’ennesimo carrozzone di sottogoverno.

O almeno questo è il comune sentire di quel manipolo di privilegiati che ci ammorbano con la loro inutilità.

Disgraziatamente per i contribuenti e, prima di tutto, per gli studenti e le loro famiglie, le cose stanno diversamente.

Il Consorzio universitario è un ente economico e perciò, di fatto, un’impresa e, come tale, dev’essere gestito. Ci augureremmo che si dedicasse alla gestione del Consorzio universitario la stessa cura che gli amministratori dell’Ateneo catanese dedicano alla complessa macchina universitaria, ma sarebbe chiedere troppo. Vorremmo però che si gestisse il Consorzio almeno con la “diligenza del buon padre di famiglia” che denota quel minimo di accortezza, nell’impiego delle limitate risorse disponibili, tale da non creare situazioni capaci di generare dissesto, come quelle che stiamo vivendo in questi giorni.

Voglio qui sottolineare che la permanenza dell’università a Ragusa e il mantenimento o meno dei corsi di Agraria e Giurisprudenza non rappresentano una questione politica, né squisitamente culturale.

In realtà, in tempi di vacche magre come questi, si tratta innanzitutto di un problema economico e finanziario.

C’è un documento, la convenzione del giugno 2010, che è un punto fermo nel quale vengono cristallizzati obblighi e prestazioni reciproche tra le parti, che ciascuno dev’essere in grado di onorare puntualmente per quanto gli compete.

Ebbene, siamo riusciti ad ottenere dall’Università di Catania qualcosa che ha del miracoloso: lo spostamento a Ragusa della sede esclusiva della Facoltà di Lingue e Letterature straniere.

Nessuno di noi oggi vuole compromettere questo risultato che, lo ripeto ancora una volta, non è un dato che dev’essere considerato acquisito, perché nell’a.a. 2012-13 bisognerà attuare ulteriori e delicati processi di ristrutturazione, previsti dalla riforma Gelmini. E allora si tratterà di riuscire a difendere e salvaguardare, in sintonia con le scelte dell’Ateneo di Catania, la centralità e autonomia ottenute adesso con il passaggio della Facoltà a Ragusa.

Ancora, vale la pena ricordare che il trasferimento a Ragusa della sede della Facoltà di Lingue e Letterature straniere è stato tutt’altro che indolore ed il sottoscritto, per la propria parte, ha dovuto fronteggiare e contrastare in prima persona, durante gli ultimi due anni del proprio mandato di consigliere di Facoltà, spesso in solitudine, attacchi cruenti, anche personali, da parte di componenti studentesche catanesi, di preside e docenti, nonché di personalità catanesi della propria area politica.

Stesso destino è toccato al Magnifico Rettore, Prof. Antonino Recca, a cui va tutta la mia stima ed ammirazione per il coraggio e la determinazione dimostrate nel portare avanti il progetto di risanamento dei danni, gravissimi, prodotti dalla dissennata gestione uscente della Facoltà e per l’ascolto che ha sempre prestato alle istanze degli studenti ragusani della Facoltà di Lingue. Un analogo riconoscimento va ai docenti che hanno optato per la costituenda Facoltà di Lingue con sede a Ragusa, per la loro coerenza, competenza e abnegazione.

Ebbene, ci dicano i “Soloni” della politica di casa nostra dove vogliono andare a parare.

Dicano agli studenti ragusani che faranno di tutto perché il progetto di consolidamento e sviluppo della Facoltà di Lingue e Letterature straniere proceda senza che venga compromesso, ma lo dicano con i fatti, onorando puntualmente ogni impegno preso.

Durante la conferenza stampa dello scorso 8 settembre, noi di Italia dei Valori, abbiamo voluto dimostrare in maniera inoppugnabile che il rispetto dei soli patti in vigore, senza l’aggiunta di ulteriori aggravi, costituisce un impegno finanziario onerosissimo per la nostra comunità ed abbiamo voluto richiamare tutti coloro che parlano, senza conoscere veramente la realtà delle cose (mi riferisco ai proclami e agli appelli agostani alla “mobilitazione” da parte di autorevoli rappresentanti istituzionali), ad un senso di sobrietà e realismo che vorremmo caratterizzasse lo stile di chi ha l’onore e l’onere di rappresentarci.

Non abbiamo voluto rompere alcun fronte unitario, perché un fronte non esiste se non nelle farneticazioni demagogiche di chi oggi si sveglia dal proprio letargo e pretende di dire cosa fare e cosa non fare a chi, invece, ha lavorato duramente esponendosi in prima persona, anche denunciando fatti e circostanze poco chiare alla Magistratura, perché le risorse spese in oltre un decennio di presenza universitaria sul nostro territorio non andassero del tutto perdute.

Vogliamo chiedere a tutti, nessuno escluso, di abbassare i toni rinunciando ad una sterile quanto dannosa polemica nei confronti del Rettore Recca e di preoccuparsi, per quanto compete a ciascuno, di realizzare ciò che è in attesa di essere portato a termine, come il trasferimento dellaboratorio fantasmadi Piazza Carmine (i soldi, 65.000 euro, sono stati messi a disposizione dall’Università di Catania e su proposta del Rettore già da febbraio), lapertura della Casa dello Studente, inaugurata in pompa magna nel maggio 2010 e rimasta ad oggi vuota ed inoccupata nonostante il consistente impegno finanziario del Comune per la sua realizzazione, ed i pagamenti ai ristoratori che forniscono il servizio mensa agli studenti, attualmente sospeso per morosità con i conseguenti gravi disagi a carico degli studenti fuori sede che risiedono a Ragusa e che rappresentano circa l’80 per cento degli iscritti alla Facoltà di Lingue.

Quest’anno infatti, come ho già denunciato in occasione della conferenza stampa dell’8 settembre scorso, nulla è stato pagato alle imprese di ristorazione, tutte a carattere familiare che, per tale motivo, vantano crediti di varie decine di migliaia di euro nei confronti dell’ERSU (Ente Regionale per il Diritto allo Studio Universitario) che, a sua volta, lamenta di non aver ricevuto i fondi necessari dalla Regione.

E non si dica che tutto ciò esula dalle competenze del Consorzio e degli enti locali che hanno, quanto meno, una precisa responsabilità per “culpa in vigilando”.

Si sappia che ogni studente versa all’ERSU, ogni anno, la somma di 85 euro per i servizi a garanzia di ciò che resta del diritto allo studio e che queste somme sono nella disponibilità della Regione Siciliana già ad ottobre di ogni anno.

Che fine fanno i denari dei contribuenti? Perché paghiamo per non avere i servizi? Sono domande retoriche, ma che ognuno di noi si pone con rabbia.

Dipartimento Università e Ricerca

Paolo Pavia

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