Università a Ragusa: quale futuro?
Sui corsi ragusani di Agraria e Giurisprudenza sta per calare definitivamente il sipario. Delle infauste conseguenze che ne deriveranno agli studenti e alle loro famiglie si è abbondantemente dibattuto nei mesi scorsi. Molto meno si è discusso delle responsabilità, a parte le iniziative di Italia dei Valori che, attraverso i propri dirigenti e rappresentanti presenti nelle istituzioni, ha denunciato l’insipienza e l’incapacità di quegli esponenti politici che da anni amministrano la presenza dei corsi universitari attraverso il Consorzio Ibleo, ente che poco ha di economico, ma molto di clientelare e di apparato di sottogoverno.
C’è chi correttamente si interroga sul ruolo svolto fino ad oggi dal Consorzio, dimenticando tuttavia che questo ente ha beneficiato di una gestione trasversale da parte di quasi tutte le forze politiche presenti sul territorio. Per tale ragione la richiesta di verifica dell’attività del Consorzio, riferita agli ultimi cinque anni, non può che apparire retorica e, lo vogliamo almeno sperare, rivolta a stimolare una riflessione su come sono andate le cose e su come potrebbero andare in futuro.
Il futuro, in effetti, ci preoccupa perché le tensioni degli ultimi mesi tra Università di Catania e Consorzio ibleo non si sono affatto stemperate, anzi ci sembra che a tutt’oggi sfugga a quegli amministratori che la partita per il mantenimento della Facoltà di Lingue non è conclusa, ma è appena cominciata.
Al punto 21 dell’o.d.g. della seduta del Senato accademico che si terrà domani pomeriggio si legge “Disattivazione delle facoltà”. Ciò significa che l’iter per l’afferenza ai dipartimenti dell’organizzazione delle attività didattiche è già cominciato.
Questo non vuol dire che l’anno prossimo la Facoltà di Lingue non ci sarà più, ma significa che si dovrà pervenire ad un nuovo assetto organizzativo attraverso passaggi statutari e normativi molto delicati.
Significa altresì che gli amministratori del Consorzio universitario Ibleo devono porsi seriamente l’obiettivo di intrattenere rapporti corretti e sereni con l’Ateneo catanese, perché altrimenti anche quell’ultima “stanza” rimasta aperta potrebbe finire per chiudere.
Dipartimento Università e Ricerca
Paolo Pavia
















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